Lo sport nella Nuova Sardegna

Saggio di Pier Giorgio Pinna

Lo sport ha sempre avuto un ruolo e uno spazio importante nella stampa sarda dal dopoguerra in poi, sia nelle pagine dei quotidiani e periodici locali, sia nei giornali sportivi nazionali che si contendono i lettori in base alle preferenze dei tifosi. I giornali sardi accompagnano la vita delle nostre squadre, dal Cagliari in serie A alle piccole formazioni dei paesi che militano nei campionati dilettantistici. Ma non solo calcio. La competizione tra i quotidiani sardi si gioca anche sulla copertura più o meno capillare e ampia degli altri sport popolari (basket, volley, atletica, nuoto, ciclismo, etc.) ma dedicano spazi anche ai cosiddetti sport minori. Gli eventi sportivi si riflettono sulle cronache regionali, così da mobilitare grandi folle di appassionati che seguono le partite di calcio o il giro ciclistico della Sardegna, tornei internazionali di tennis e più di recente le regate della vela. Lo sport oltre ad avere un largo seguito tra i lettori sardi è per tradizione scuola di giornalismo tanto che una grossa parte dei cronisti si forma professionalmente nelle redazioni sportive. Per questo al tema della stampa sportiva diamo ampia rilevanza nel sito dedicato alla storia del giornalismo sardo dove già sono presenti diversi post.

Pier Giorgio Pinna
Qui pubblichiamo un interessante e dettagliato saggio di Pier Giorgio Pinna (per la sua biografia si veda il link)  che è parte di un volume in attesa di uscita dal titolo provvisorio “Un’isola dietro la cronaca. Il viaggio della “Nuova Sardegna” dai dispacci del telegrafo alla rete”. Il titolo già riassume i contenuti di un complesso lavoro di ricerca nella raccolta storica del quotidiano sassarese dove Pinna ha lavorato per quasi quarant’anni (1978-2015) rivestendo numerosi incarichi, testimone di eventi di ogni genere, anche sportivi.
Personaggi, storie, fatti e tantissimi nomi di colleghi che hanno scritto le cronache dello sport sardo compaiono nel testo seguente, gentilmente concesso dall’autore in questa anteprima confidando nella prossima pubblicazione dell’intero libro.
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Lo sport nelle pagine della Nuova Sardegna

di Pier Giorgio Pinna

Tourbillon di emozioni. E cronache mozzafiato. Meritano rassegne a sé le sintesi di tanti avvenimenti agonistici tra Novecento e Duemila. Meglio se filtrati attraverso la vita interna delle redazioni avvicendatesi nel tempo alla Nuova. Match, partite, scontri. Derby, duelli, sfide. Da una parte all’altra dell’isola così come al di là del mare. Exploit tradotti in fortissimi dinamismi nei resoconti: a confermare come il lavoro in quel particolare campo, nel quotidiano stampato a Sassari, si sia rivelato nel tempo febbrile, iper specialistico, continuamente da aggiornare, sino alla multimedialità. Del resto, già dal secondo dopoguerra, con l’apporto dei primi giornalisti sportivi specializzati come Osvaldo Montesano, tutto cambia rapidamente nel quotidiano rinato a Sassari dal 1947. E anno dopo anno i notiziari dedicati a football, pallacanestro e atletica non fanno eccezione. Tra cicli d’imprese leggendarie che nemmeno le emergenze sociali più gravi hanno mai interrotto. Come spesso rimarcheranno in seguito Antonio Pinna, Rosario Cecaro, Fiorentino Pironti, Daniele Doro, Costanzo Spineo, e uno dei decani del settore, Raimondo Angioni, che si è occupato di calcio, tennis, pallacanestro, oltre che di cinquanta altre discipline. E come più di recente ha sottolineato Francesco Pinna, a lungo caposervizio allo Sport e poi ancora più a lungo caporedattore centrale. Tanto da poter salire sul palco dell’Unione stampa sportiva (Ussi) nell’ottobre 2020, a pochi mesi dalla pensione premiato assieme ai campioni che aveva raccontato sulle pagine del giornale. A lui è andato il riconoscimento “Mario Mossa Pirisino”. E durante la manifestazione poco dopo ha consegnato doni dell’artigianato sardo all’ospite d’onore, Gianfranco Zola. «È lì che gli ho ricordato come sia stato proprio io a descrivere, anche sul Guerin Sportivo, le sue meraviglie agli esordi tra Nuorese e Torres».

Tempi vicini, tempi lontani

Con incessanti metamorfosi di linguaggio, tecniche, modalità di racconto: nella primavera 2022 riepilogate da un grande testimone di numerosissimi avvenimenti storici, il supertifoso Guido Garrucciu, classe 1930, sassarese con origini familiari tempiesi. Che subito rivela: «Fin da bambino di sei anni ho coltivato una passione diventata senza tempo per football e Torres». Nella sua casa c’è una foto che in quel 1936 lo ritrae con i genitori vicino a una torretta a due passi dallo stadio dell’Acquedotto, inaugurato nel 1922 e molto più in là intitolato alla memoria del giocatore, allenatore e dirigente Vanni Sanna. «Prima e dopo la guerra gli schemi del calcio erano di sicuro meno elaborati di quelli odierni», prosegue, inarrestabile sulla scia della memoria. «E la stessa vita era più semplice», si limita ad aggiungere. Negli ultimi tempi, ultranovantenne, è stato nominato presidente onorario della “sua” Torres. Ma è uno scrigno di aneddoti anche su altre squadre. E allora chi in quest’àmbito è più titolato di lui a traghettarci, lungo i fiumi dei ricordi, tra le persone che hanno assistito alle performance di mille giocatori di passato e presente? Ecco perciò qualche selezione di alcune delle storie di maggiore impatto rimaste impresse nell’inchiostro dei quotidiani. Tra il 1943 e il 1945, esaurita la retorica sulla nuova gioventù e finite nel dimenticatoio le parate di regime, la Sardegna archivia importanti avventure. A partire da quelle dominate nel Ventennio dal giavellottista Carlo Clemente, primo sassarese a partecipare ai giochi olimpici (Parigi, 1924). E nessuno scorda le performance di tre atleti sardi a Los Angeles nel 1932: il canottiere di Santulussurgiu Francesco Cossu, il pugile cagliaritano Vito Melis, peso gallo, e, per l’atletica, 50 km di marcia, Francesco Pretti, anche lui di Cagliari. O il boom del ciclismo di quegli anni, con la società Torres pronta a organizzare nel 1933 il primo Giro di Sardegna, con 6 tappe e 34 concorrenti. Ma quelle imprese sono state descritte soprattutto dall’Isola e dall’Unione, dato che La Nuova non uscì per ventun anni a causa delle censure imposte dalla dittatura. Poi, subito dopo il conflitto mondiale, diversi protagonisti s’affacciano alla ribalta. Con buoni risultati su scala nazionale. Con parecchi successi internazionali. Con migliaia di tifosi al seguito: e, soprattutto fra gli emigrati, tanti pronti a incoraggiare calciatori, pugili e atleti persino fuori dall’isola. Ai tempi i fotografi del giornale sono Angelo Gadau a Sassari e Renzo Rosas a Cagliari.
Di tutto questo si parlerà negli inserti Com’eravamo, con Garrucciu e tantissimi suoi coetanei tra i lettori più accaniti a caccia di dettagli. Fascicoli non affidati all’esterno del quotidiano, ma predisposti direttamente in redazione e nella stessa tipografia. Distribuiti nelle edicole per illustrare – più in generale – usi, tradizioni, costumi, canoni, regole, etichette e abitudini del passato. Nel caso dello sport, tra le foto datate, nei primi numeri si notano di nuovo le immagini di alcune manifestazioni fasciste. Vengono innanzitutto ripresi i momenti clou degli Agonali. Quindi, nelle carrellate, compare in divisa da olimpionico il pugile sassarese Gavino Matta, peso mosca, secondo classificato a Berlino nel 1936: verdetto che fece scandalo perché nel match finale venne favorito in maniera sin troppo palese un avversario. Negli anni Quaranta stampa e radiogiornali dedicano articoli encomiastici al primo bomber sardo, Renato Raccis, nato nel 1922 a Mandas. Bravo quanto sfortunato. Dopo avere collezionato una valanga di gol allesordio in A col Livorno, passa al Milan e segna 8 reti nella stagione 1947, ma presto deve arrendersi alla tubercolosi, a 26 anni. Morirà, dimenticato, 30 anni dopo: oggi lo ricorda una targa nello stadio del piccolo centro della Trexenta. Successivamente, le inquadrature si spostano su gruppi d’atleti nellArena di Nuoro ai campionati sardi di sollevamento del ’48. Con zoom su pesisti, come il nuorese Sebastiano Mannironi, argento nella sua categoria alle Olimpiadi di Melbourne del 1956. E, in primo piano, sul sassarese Tonino Siddi, a Londra nel 1948 bronzo nella staffetta 4×100 e argento nella 4×400 lanno successivo agli Europei di atletica a Bruxelles.
Tra calcio, boxe e pallacanestro, invece, resta indelebile il ricordo dei trionfi in diverse discipline ottenuti dai cagliaritani Pirastu, che saranno in qualche caso rinverditi da imprese di famiglia. I Pirastu Antonio (1915-1989), Emilio (1918-1991) e Ignazio (1921-2011) – sono i fratelli di Luigi, che tra il 1944 e il 46 è stato vicedirettore dellUnione Sarda, docente e politico della Sinistra (Pci). Tutti lasceranno eredità importanti. Sia in campo agonistico sia nellorganizzazione di società come Olimpia, Esperia e poi Brill. E la stampa non mancherà di registrarle perché dagli anni a cavallo tra i Quaranta e i Cinquanta per i notiziari sportivi è subito boom. Allepoca pesisti, calciatori e cestisti saffacciano in un milieu di prospettive differenti rispetto a un passato non troppo lontano, spesso aiutati dai militari italiani, che ancora dominano la scena sul piano della vita quotidiana. Com’è ovvio per i tempi, sono soprattutto radio e giornali a dare conto dei successi. I quotidiani scrivono per anni di Umberto Serradimigni, autentica leggenda del calcio isolano, nato a Sassari nel 1931, fratello minore del già famoso capitano torresino Mario. Dopo avere esordito in prima squadra giovanissimo nel campionato 1946-47, Umberto si era presto guadagnato un posto tra i titolari. Tanto che nellestate 1955, per fare fronte a esigenze di bilancio, la Torres lo cedette al Cagliari. Qui si fermò per 8 stagioni, le ultime 5 da capitano. Poi, nel 1963, il ritorno trionfale nella squadra della città natale, dove a fine carriera ricoprirà il ruolo di allenatore. Due sue figlie, Nunzia e Roberta Serradimigni, sono state nazionali di basket. Alla seconda, morta nel 1996, in città è intitolato il palasport di piazzale Segni, da decenni teatro delle imprese di grandi cestisti.

Anni Sessanta

«Fin dai tempi andati seguivo diversi sport e nel calcio il Tempio, oltre la Torres», riprende adesso il lungo racconto Guido Garrucciu, vestito sempre in maniera impeccabile, cardigan marrone e cravatta regimental persino nel suo appartamento del quartiere sassarese di Luna e Sole. In un salone tiene costantemente in mostra magliette, cimeli, targhe commemorative, libri, album zeppi di foto, centinaia di ritagli della Nuova, periodici, riviste, settimanali. E a chi gli chiede quali sono stati secondo lui i migliori calciatori, mister e dirigenti rossoblù risponde allo stesso modo: «Preferisco non fare nomi: del resto la cosa più importante per me è sempre stata la Torres nel suo complesso». È invece prodigo di particolari sui pezzi dei cronisti sportivi. Tra loro cita con piacere i due Pironti, il padre Raffaele (Raf) e il figlio Fiorentino, Francesco Pinna, Daniele Doro, Andrea Sini. «Ma ho avuto sempre un rapporto speciale, un filo diretto, con Antonio Ledà dIttiri», aggiunge il decano dei tifosi sardi, che ha lavorato dai 17 a 62 anni come impiegato in diverse amministrazioni pubbliche dedicando la domenica allo stadio dell’Acquedotto o ai viaggi per le trasferte. Comunque, con il Cagliari che approda alla serie A e la Dinamo in ascesa, soltanto negli anni successivi questi due sport conquisteranno con maggiore frequenza le prime pagine, assieme alla boxe e alla scherma. E proprio da allora si consoliderà l’attività di reporter specializzati: nel caso dei quotidiani nazionali, intere sezioni saranno dedicate alle manifestazioni sarde, mentre più tardi altri settimanali e mensili di settore verranno prodotti e pubblicati nell’isola. In quel periodo – andrà ricordato per inciso – tra i dieci fondatori della Dinamo, nel 1962, figura un giornalista: Rosario Cecaro, al lavoro prima alla Nuova, poi a TuttoQuotidiano, alla fine alla Rai e poi ancora nei corsi di scienze della comunicazione all’università di Sassari. Mentre altri due suoi colleghi, Marcello Rubino e Flaminio Mancaleoni, sempre della Nuova, saranno tra i primi, e convintissimi, sostenitori della squadra di basket. Per qualche anno Rubino è stato anche dirigente della società, Mancaleoni addetto stampa sotto la presidenza di Dino Milia. D’incontri e gare hanno scritto, all’epoca, lo stesso Cecaro e poi, ancora per La Nuova, altri due sassaresi: Giuseppe Pilo, cestista e poi pediatra, e Marcello Pilo, anche lui giocatore, poi farmacista. «Li ho visti giocare: da Milia, che sarebbe diventato un famoso penalista a tutti gli altri, erano davvero formidabili nei tiri a canestro», il commento dell’inossidabile Garrucciu. Il quale in seguito avrebbe avuto il piacere di vedere due nipoti – Gianni e Antonio, figli di un fratello – intraprendere la carriera di giornalista. E di condividere il lungo percorso di attenzione per le sorti dell’agonismo sassarese con altri appassionati di lunghissimo corso. Come il sassarese Roberto Masala, per mezzo secolo impiegato civile nel Distretto militare e per decenni accompagnatore degli arbitri all’Acquedotto per conto della società Torres. E come Gavino “La Cambiale” Musiu, tuttofare in un negozio di elettrodomestici, noto fino ai novant’anni per gli improvvisati comizi con voce smisurata nel centro storico della città, dedicati soprattutto ai calciatori che rendevano emozionanti i fine settimana.

Anni Settanta

Da quelle fasi sui notiziari è un crescendo d’iniziative senza soste. Fra l’altro da Cagliari scrivono di sport agli esordi della professioni anche Filippo Peretti, Marco Landi, Gianni e Antonello De Candia. L’escalation nei notiziari troverà uno dei momenti clou nell’epopea di Riva. Rombo di tuono, Hombre vertical, Anti-Eroe: quando già gli elogi si sprecano, nel 1970 Gigi regala al suo Cagliari lo scudetto. È la prima squadra di calcio del Sud a conquistarne uno. Il lombardo, che diventerà sardo doc più doc di tanti sardi, decidendo di trascorrere nell’isola il resto della vita, raggiunge l’apice della carriera: vicecampione del mondo con gli azzurri a Città del Messico dopo il 4-3 con i tedeschi e la finale contro Pelè e compagni. La semifinale, definita la Partita del secolo, è ricordata ancora oggi nello stadio Azteca con una targa che in spagnolo dice “Qui il 17 giugno 1970 si giocò Italia-Germania”. Così nella stessa Sardegna, e in tutto il Paese, non si vedono soltanto progressi scientifici e missioni spaziali. A mitigare le delusioni del dopo-boom, poco prima delle domeniche a piedi per le crisi petrolifere interviene proprio questa grande festa popolare senza precedenti a mezzo secolo dalla fondazione del sodalizio rossoblù, senza più repliche nel successivo mezzo secolo. Nella storia del calcio Riva resterà il capocannoniere della Nazionale col maggior numero di reti: 35 in 42 partite. Ma già col trionfo del Cagliari di Domenghini e Gori, Albertosi e Cera, Greatti e Martiradonna – il 12 aprile 1970 – la notizia irrompe su tutte le prime pagine: primato storico per l’isola, e non soltanto in chiave sportiva. Il Cagliari ha vinto lo scudetto titola Linformatore, settimo numero del giornale della città. Cagliari Campione gli fa eco La Nuova del lunedì da Sassari. Dell’epopea si occupano i grandi cronisti: da Brera a Mura, da Ciotti e Ameri a Viola e Martellini.

 

Dai giorni dell’apoteosi al cinquantesimo anniversario la bibliografia a cura di giornalisti si farà sterminata. Nanni Boi: Un tiro mancino. Riva, il Cagliari e uno scudetto che non finisce mai. E poi Matteo Bordiga: Lisola dei giganti, il coro dei campioni. Luca Telese: Cuori rossoblù. Sandro Nuvoli e Pasqualino Fancellu: Quando gli eroi eravamo noi. Antonello Deidda: Un’estate sudamericana. Accadde nel 1966, il Cagliari in Argentina, Paraguay e Perù, Eravamo giovani nel 1967 e poi La storia mai raccontata del Cagliari in America. Lo stesso ex redattore della Nuova nell’inedita veste di regista dedicherà poi all’epopea un corto (12 Aprile) sviluppato tra il giorno della vittoria e un giorno corrispondente di mezzo secolo più tardi nelle settimane d’isolamento per la pandemia da Covid-19. Le tv, per anni, non smetteranno di rilanciare immagini che sanno di magia e riscatto. Le rovesciate di Gigi, il silenzio sugli spalti prima di punizioni e rigori. Le parate di Enrico, che all’inizio di ogni incontro usa i tic come sortilegi: tocca sempre la traversa, solo dopo saluta gli ultras che l’applaudono. E le sgroppate sulla fascia destra di Domingo. Gli autogol di Comunardo (Niccolai). I lanci di Bobo. E lo speaker che nell’annunciare la formazione fa una pausa con effetto suspense prima del Numero 11. E i boati del pubblico, la claque del supertifoso Marius, le espressioni beffarde del filosofo allenatore Manlio Scopigno. Passaggi dall’Amsicora al Sant’Elia: in fondo, la dimostrazione che le partite non finiscono mai, come ha scritto Darwin Pastorin in un libro sul calcio giocato fuori dal campo. Ma c’è una foto meno conosciuta che senz’altro dà il segno dei tempi meglio di tanti tunnel vincenti. La scatta Claudio Gualà nel 1973 allo Stadio del Quadrivio. Il bomber del Cagliari esce di corsa dal campo dopo un’amichevole con la Nuorese finita 2-2, sue entrambe le reti rossoblù. Lo scorta l’ammirazione di un gruppo di ragazzini: spensierati e felici, gli danzano attorno mentre Riva abbozza un lieve sorriso. Ai tempi cominciano a lavorare come fotografi della Nuova anche Angelo Mura e Franco Rivetti a Sassari e Mario Rosas, figlio di Renzo, a Cagliari.

Anni Ottanta

Dopo quel periodo doro, altri exploit. Fra gli altri giornalisti sportivi, LUnione, vede Franco Brozzu impegnato a raccontarle. Poi, sulla scia dell’entusiasmo per l’Apoteosi 1982 – la Nazionale trionfatrice a Madrid e Sandro Pertini che riporta a Roma sull’aereo presidenziale Zoff, Pablito Rossi e gli altri campioni del mondo – i settori sportivi degli organi d’informazione nell’isola si rinnovano a grande velocità.

La stessa Unione promuove riforme grafiche, rubriche, quadranti di approfondimento. E ricorda le imprese di grandi pugili: Fernando Atzori (Ales 1942 – Firenze 2020), oro nel 1964 alle Olimpiadi di Tokyo, europeo dei pesi mosca dal 1967 al 1973; l’algherese Tore Burruni (1933-2004), campione nazionale, europeo e, dal 23 aprile 1965 al 14 giugno 1966, campione del mondo sempre dei mosca; il cagliaritano Franco Udella (classe 1947), campione del mondo WBC dei minimosca nel 1975 e campione europeo dei mosca dal 1974 al 1979. Alla Nuova il reparto si struttura meglio, in una lunga fase guidata da Fiorentino Pironti, e segue passo passo avvenimenti che vedono in primo piano tantissimi atleti e squadre dell’isola. Uno dei punti di forza del settore per mezzo secolo assieme a Raimondo Angioni resterà Daniele Doro. Instancabile: la mattina impiegato all’Asl, la sera al giornale a redigere articoli mai banali. La sua grande passione? L’atletica: sa ogni cosa, conosce qualsiasi spigolatura, storie e numeri di un mondo affascinante che però sino a quel momento non è stato messo nella luce che merita. Ma Daniele Doro segue e si occupa come una figlia dell’amatissima Torres, che racconterà per decenni sin quasi a 82 anni. In quel periodo una carriera quasi parallela a Sassari con quella di Gibi Puggioni, che però sin da allora seguirà per Videolina e L’Unione molte problematiche diverse dallo sport, oltre che temi e battaglie differenti su Sassari Sera. A ogni modo, da quelle fasi di strepitoso interesse da parte del pubblico, grazie all’aiuto dei redattori distaccati dai loro normali reparti di appartenenza ogni domenica tutte le redazioni sarde organizzano staff formati da team specialistici. A loro si aggiungerà un piccolo esercito di collaboratori dislocati nei centri di minor rilievo: tutti, taccuino alla mano, pronti a seguire le partite di seconda e terza categoria.

Torna La Nuova del lunedì

A Sassari – dove fin dalla metà del 1981 La Nuova riprende le pubblicazioni del lunedì – opera un pool di ragazzi che pensa alle classifiche categoria per categoria. Dall’oggi al domani, quel nuovo numero settimanale farà perdere di colpo 40mila copie all’Informatore. Infatti, la versione settimanal-sportiva dell’Unione usciva dopo gli incontri domenicali senza tenere troppo conto, sino ad allora, delle aspettative di tanti tifosi che con le loro squadre vivevano in trepidante attesa dei risultati nel Centro-nord. In quel periodo, muterà persino la testata della Nuova: per ottenere il gradimento si farà un sondaggio tra i lettori, distribuendo insieme con il quotidiano un questionario perché ognuno dia un contributo, esprimendo le proprie preferenze. Alla fine, per ragioni di spazio, non sarà possibile mantenere il nome per esteso negli antichi caratteri: sul piano tecnico si dovrà ripiegare su un corpo più semplice. Verrà però salvata in una sorta di sotto-testata la vecchia denominazione con lo stile grafico d’antan. Tra gli avvenimenti che hanno più catalizzato l’attenzione ci sono i quattro derby Torres-Cagliari giocati in C1 tra il 1987 e il 1989, tutti finiti in parità. A loro hanno dedicato paginate e inserti entrambi i quotidiani sardi.

Negli anni successivi, per parecchio tempo, il settore resterà saldamente nelle mani del caposervizio Francesco Pinna, ex bomber del Thiesi, e dell’allora suo vice Antonio Ledà. Intanto la società Amsicora, sponsorizzata da Alisarda, conquista a Cagliari il secondo scudetto nel calcio con la formazione ragazzi, e la sua squadra di hockey su prato addirittura il decimo. Altre soddisfazioni per migliaia di tifosi arrivano dalla pallacanestro, specie da Brill Cagliari e Dinamo, promossa in B. Nel 1981 e nel 1982 Andrea Mura e Antonello Ciabatti si aggiudicano il titolo europeo per regate nella classe 420. Nel 1984 Daniele Masala è medaglia d’oro alle olimpiadi di Los Angeles nel pentathlon moderno. E nel calcio si fanno avvincenti le imprese di Antonello Cuccureddu, Pietro Paolo Virdis, Gianfranco Zola e Gianfranco Matteoli. Tutti eventi registrati con abbondanza di resoconti, interviste, testimonianze. Assieme alla tragedia dell’Heysel, in Belgio, dove la sera del 29 maggio 1985 nel crollo di un muro allo stadio durante la finale di Coppa dei campioni muoiono trentadue italiani, compresi quattro sardi. Tra loro un bambino di undici anni, Andrea Casula, tifoso della Juve. I soccorritori lo ritroveranno sotto le macerie, abbracciato al corpo senza vita del padre: entrambi hanno ancora al collo i fazzoletti bianconeri. Andrea, bravo a casa e a scuola, aveva ottenuto di andare a vedere la partita come regalo per la promozione.

Anni Novanta-Duemila

Ma presto quei mondi cambiano di nuovo. Con mirabolanti imprese per la prima volta su internet, corse contro il tempo, effetti speciali creati dal ricorso a ogni dispositivo moderno. Mille storie raccontate da Mario Carta, Roberto Sanna, Enrico Gaviano, Roberto Muretto, Augusto Ditel, Giovanni Canu, Roberto Sanna. Se fino a fine Novecento le Federazioni sportive avevano limitato le gare quasi esclusivamente al sabato e alla domenica, dal periodo seguente la programmazione degli incontri si estende agli altri giorni di ogni settimana utile per i calendari. Conseguente l’impegno dei redattori. Tutto questo mentre altri fotografi s’affiancano o sostituiscono i colleghi più anziani: a Sassari Mauro Chessa e Ivan Nuvoli, a Oristano Francesco G. Pinna, ad Alghero Roberto Gabrielli, a Olbia Gavino Sanna e Vanna Sanna. Mentre Gianni Olandi, Augusto Ditel e Giampiero Cocco continuano a occuparsi di particolari avvenimenti sportivi e di gare automobilistiche tra la Costa Smeralda e Alghero. E mentre altri capiservizio, redattori e collaboratori fissi del giornale si distinguono anche in questo settore: da Rita Fiori a Giuseppe Centore, da Angela Recino a Giovanni Canu, da Ninni Careddu a Giancarlo Bulla, tanto per citare qualche nome con la consapevolezza di dimenticare qualche giornalista e numerosi corrispondenti che molto hanno dato al lavoro della domenica in termini di apporti quantitativi e qualitativi per le cronache sportive.

 

La redazione della Nuova nella sede a Predda Niedda (dal 2007).

Se il sito www.lanuovasardegna.it entra in rete nel dicembre 1998, quello geolocal sarà avviato nel 2009. Nei primi anni del nuovo secolo è promosso a capo del servizio Ledà, nato a Sassari nel 1956, professionista dal 1986. Lui stesso in quel periodo parla di vetrina rinnovata per lo sport, con il Cagliari, la Torres, la Dinamo e tanti campioni sempre sotto i riflettori: «La cronaca, le testimonianze, le opinioni di chi segue le competizioni restano centrali – dice –. Se i resoconti sugli avvenimenti continuano a costituire l’ossatura e l’anima degli articoli, da oggi in poi è nostro compito completare con maggiori dettagli l’intero quadro offerto ai lettori attraverso interviste, “tabellini”, pagelle, rubriche dal forte impatto visivo. In questo senso foto, illustrazioni e immagini sono parte integrante, concreta e viva dei racconti. Il resto non dipende da noi. Bisognerà che il Cagliari e la Dinamo vincano per meritarsi un titolo in prima pagina. Lo stesso dovranno fare la Torres e l’Olbia, la Nuorese e le altre squadre. Sacrificio è la parola d’ordine per lo sport rosa, per il mondo dell’ippica, per l’automobilismo e per il cross. Attraverso internet continuiamo il nostro lavoro:in prima fila con strumenti nuovi e la passione di sempre». A cominciare dai siti, dunque, non mancano ingrandimenti, zoom e focus sulle avventure delle squadre sarde. E soprattutto dirette attraverso i social. Integrati al web, subito, i servizi sportivi dei due quotidiani sardi tradizionali e di molti giornali online. Immediati, tempestivi e continui si rivelano così in ogni situazione gli aggiornamenti sulle partite. E da qui, grazie all’online, le chance per l’avvio d’interattività sino ad allora inedite (opportunità sfruttate al meglio nella copertura di avvenimenti più in generale legati al mondo dello spettacolo: dai concerti alle rappresentazioni teatrali, dai festival alle rassegne culturali).

Meo Sacchetti, il coach della Dinamo campione d’Italia

Nella comunicazione mai come prima in questo settore dominano i flash in tempo reale. Tutti hanno ancora negli occhi le sequenze in tv che nel 1995 avevano inquadrato la staffetta 4×100 vincitrice della medaglia di bronzo ai Mondiali di atletica leggera a Goteborg: il cagliaritano Sandro Floris, Ezio Madonia, Angelo Cipolloni e il sassarese Gianni Puggioni. Ma già dagli anni successivi tifosi e appassionati potranno vedere in presa diretta su personal computer, smartphone e tablet il Mondiale vinto dagli Azzurri di Cannavaro e Lippi in Germania nel 2006, lo stesso al quale che vedrà Ledà inviato del pool predisposto dal gruppo editoriale L’Espresso/Caracciolo. E non basta. Continua il periodo d’oro della pallamano, maschile e femminile. Allo stesso modo, chiunque avrà modo di osservare le performance di gente come il campione di Olbia Gigi Datome, cestista dalla carriera formidabile: non solo perché ha fatto parte del quintetto della Nazionale italiana, ma perché dopo aver giocato in Italia con Siena, Scafati e Roma, ha militato negli Usa in Nba con i Detroit Pistons e con i Boston Celtics per andare poi con i turchi del Fenerbahçe, formazione con la quale si è aggiudicherà sia il campionato che l’Eurolega. Plurintervistati sul web il grande giocatore della Dinamo Shane Lawal, il big Travis Diener, il coach Meo Sacchetti e il presidente Stefano Sardara: il 26 giugno 2015 la squadra di Sassari si aggiudica il primo scudetto della sua storia e dopo le vittorie della Coppa Italia e della Supercoppa fa triplete raggiungendo il record sino ad allora riuscito solo a Siena e Treviso. Da quelle fasi di svolta anche per l’informazione sportiva, sempre in rete, possono esultare le ultime formazioni della Torres femminile di calcio: 7 scudetti, 8 Coppe Italia, 7 Supercoppe di Lega.

Dirette social, poi, per il ciclista Fabio Aru, che si fa onore sulle salite delle più importanti corse internazionali. Nato a San Gavino Monreale e cresciuto a Villacidro, Aru è sino ad oggi l’unico ciclista sardo ad avere indossato la maglia gialla del Tour de France. Nel suo palmares la vittoria più importante è quella della Vuelta, in Spagna, nel 2015. Prima che le sue prestazioni comincino ad appannarsi, in tutto si aggiudicherà tre tappe del Giro d’Italia e il titolo nazionale in linea del 2017. Sequenze travolgenti mescolate sul web con immagini d’antan sul calcio: dal Cagliari che festeggia i cento anni di vita e il mezzo secolo dallo storico scudetto del 1970 fino alla morte di Diego Maradona e di Pablito Rossi, al termine di un 2020 devastato dal Covid-19. Per La Nuova le realtà sportive degli ultimi quattro decenni sono state documentate con passione speciale proprio da Francesco Pinna. Che assieme a Fiorentino Pironti, Enrico Gavino e Raimondo Angioni ha sempre partecipato ai pool di gruppo Espresso incaricati di seguire i più importanti avvenimenti internazionali, dai Mondiali agli Europei sino alle Olimpiadi. Oggi che come capo del settore sport Mario Carta è da tempo subentrato a Ledà,Pinna non vive di ricordi. Segue tutto con l’entusiasmo di una volta: «Ci sono sempre nell’isola sportiva picchi che aiutano: dal calcio all’atletica. E in tempi recenti non dimentico il pugilato con Federico Serra, il windsurf con Federico Pilloni e altri giovani, la Dinamo che continua a tenere botta. Mentre il mio Thiesi con i suoi colori neroverdi resta nel mio cuore. D’altronde, con la pandemia, tutto il calcio dilettantistico si è salvato dalla chiusura ma è quello che soffre di più. Arrivare sino alla fine dei campionati è sempre un’impresa, e per questo sarà più bello».

Gli inviati della Nuova con la Dinamo

Nel 2022 Andrea Sini ha avuto modo di ricordare come per tutto il decennio precedente La Nuova abbia mandato un inviato in tutte le trasferte europee della Dinamo, da Istanbul a Tenerife, dalla Siberia a Leicester, da Tel Aviv a Lisbona (in totale sono circa 25 nazioni straniere): «Fra l’altro producendo sempre in parallelo contributi per il web – ricorda -. Credo che in Italia ci siano poche altre testate locali che abbiano fatto un’operazione così coraggiosa. Durante il primo lockdown del 2020, poi, ci siamo specializzati in interviste video e dirette web fatte da casa, in particolare con i più importanti atleti e campioni: ultimissima evoluzione del giornalismo, legata ovviamente alla pandemia e alla necessità d’inventarsi qualcosa di nuovo. Le interviste, alla fine, trovavano spesso spazio in forma di riassunto il giorno successivo sulla carta».

Nel frattempo, tra i pionieri del tifo, Guido Garrucciu è sempre tra i primi a informarsi sull’attuale diffusione dello sport in Sardegna, passato dai 25 praticanti su 100 del 1995 ai 35 del 2018. Ed è giunti a questo punto che, da supertifoso in servizio permanente effettivo sulla soglia del secolo, a 2022 già cominciato da un pezzo interrompe il lungo racconto: «Ho condiviso la passione di una vita per lo sport con quella per le auto, i motori, la musica. Dei tempi dell’orchestra militare dove a Sassari ha suonato Fred Buscaglione conservo l’entusiasmo con cui mi sono divertito con la chitarra a interpretare persino l’inno Con il nome della Torres in core. Nei miei occhi conservo le prodezze di tanti calciatori, dai più grandi a quelli dimenticati, dalle imprese della nostra squadra femminile ai gol incredibili visti in tv nella serie A. Ricordo gli sfottò tra tifoserie rivali, gesti nobili e azioni meno nobili, le scelte tecniche azzeccate e le decisioni fallimentari. Ma sono felice di avere vissuto queste esperienze, anche come semplice spettatore in tv di gare nazionali e internazionali».

Non è un caso, quindi, se la lunghissima intervista termina sulle note della rievocazione delle imprese dell’Italia nel 2021: campione d’Europa nel calcio, oro alle Olimpiadi di Tokyo nei cento metri con Jacobs, ancora oro nella staffetta 4×100 con i sardi Filippo Tortu e Lorenzo Patta, campione d’Europa femminile e maschile nella pallavolo. Così adesso il Signor Guido, messo da parte l’inseparabile cappello, appena rientrato a casa controlla l’orologio e scatta per sedersi in poltrona davanti al televisore: una copia della Nuova sulle ginocchia, telecomando alla mano, allenta un tantino il nodo della cravatta, fa un bel respiro e subito s’accomoda per vedere in campo i suoi ultimi eroi.

 

Fonti:

Saggio di Pier Giorgio Pinna “PER UNA STORIA DELLA NUOVA SARDEGNA” – Anteprima di un volume in fase di realizzazione nel capitolo dedicato allo sport

 

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