Andrea Coco, autobiografia professionale

Da cronista di cronaca regionale a inviato sportivo tra Olimpiadi e Mondiali

Il titolo – O fro’ – è un po’ particolare e criptico, per essere una autobiografia professionale, il racconto di quarant’anni di lavoro, da giovane collaboratore a primo direttore sardo professionista di una Tv privata, poi inviato speciale della Rai in giro per il globo tra Olimpiadi, campionati del mondo, eventi sportivi internazionali. E in mezzo l’entusiasmante esperienza di Tuttoquotidiano, durata un paio di anni, ma formativa sotto l’aspetto professionale e umano. Quindi l’approdo alla nascente sede regionale di Rai Sardegna, dove lavorerà sino al pensionamento (2013), ma spesso e a lungo distaccato a Roma per operare nelle testate nazionali in qualità di inviato speciale sportivo. 

 

 

Andrea Coco, cagliaritano doc (1950), ha voluto raccogliere la testimonianza e il ricordo di una vita di giornalista in prima linea in un bel libro dato alle stampe nel giugno 2020 dalla Gia edizioni, dell’amico e giornalista di lungo corso Giorgio Ariu, presto in libreria. Torniamo al titolo O fro’, dicevamo quantomeno originale, per richiamare il lettore a un testo in cui si parla soprattutto (ma non solo di giornalismo). Però sicuramente evocativo che incuriosisce e attira. Tipica espressione dei giovani cagliaritani degli anni 70/80, oggi soppiantata da altri epiteti, come spiega Coco può avere un duplice etimo: forse deriva da fiore (frori) oppure da fratello (frari) ma in questo caso sarebbe O fra’. In ogni caso ci introduce a quella Cagliari di fine anni Sessanta e di tutto il successivo ventennio che è stata teatro di tanti eventi politici, sociali, culturali, sportivi. E anche dello sviluppo dell’informazione a 360 gradi con la nascita delle radio e tv locali, di un quotidiano che ha saputo far tremare lo storico giornale cittadino, della rete regionale della Rai, delle trasformazioni tecnologiche che hanno portato all’avvento di internet. E sullo sfondo la città con i suoi luoghi (i bar, i caffè, i ritrovi, gli impianti sportivi) e i suoi personaggi. Tantissimi, tra cui molti colleghi giornalisti, purtroppo un certo numero sempre più consistente per motivi anagrafici che non c’è più. Per questo il libro di Coco acquista un forte valore emozionale, con il ricordo di colleghi e amici scomparsi, alcuni che sono stati autentici “maestri” e splendidi professionisti. Basta scorrere alla fine l’indice dei nomi per scorrere il lungo elenco e ritrovare personaggi che hanno fatto la storia del giornalismo in Sardegna e in un certo senso appartengono alla storia di ciascuno di noi.

Ecco perché il libro di Andrea Coco trova ampio spazio con la presente anticipazione-recensione- in questo sito dedicato alla costruzione di una storiografia del giornalismo sardo. Una biografia di tale genere rientra a pieno titolo nello spirito del sito che vuole raccogliere quanto più materiale possibile, tra ricordi, saggi, articoli, immagini e documenti per  custodire e tramandare la nostra memoria come una biblioteca multimediale sempre aperta e rinnovabile. 

Andrea Coco e Giorgio Ariu, giovani cronisti di giudiziaria in aula durante un processo

Auspichiamo un buon successo di questo divertente volume che si presenta con l’umiltà di una autobiografia destinata a un ristretto pubblico di amici e appassionati, e che invece è molto di più perché la storia si fa  con i documenti, ma anche con la memorialistica, i diari, le lettere, i frammenti di ricordi che andranno a comporre il grande puzzle della vita di una comunità e di un periodo.

Perché questo libro? 

«Certo. O fro’ è autobiografia, soprattutto professionale. Che necessita intanto di una spiegazione sulla sua genesi, al netto di un po’ di vanagloria che sicuramente alberga anche nel sottoscritto. Dopo Quelli di Marabotto, l’editore Giorgio Ariu aveva pensato a una seconda edizione, rivista alla luce di alcune critiche sostanziali da me ricevute e parzialmente condivise, e quindi corretta per eliminare anche qualche sbavatura. Ma poi nella mia mente si è pian piano fatto strada il ricordo meno goliardico e un po’ più serio oltre che -mi auguro – stimolante, di fatti importanti per me ma credo anche per Cagliari e la Sardegna. Sono infatti consapevole di aver avuto il privilegio di vivere in prima persona alcune realtà significative della nostra amata città: mi riferisco in particolare a Tuttoquotidiano, Videolina e Raitre. Anzi. Posso dire di essere stato, per caso e con grande fortuna, l’unico giornalista a tenere a battesimo, in pratica, tutte  e tre quelle grandi avventure, a viverne cioè tutti gli inizi». 

Un libro diviso in tre parti

«È così insomma che ho radicalmente rimesso mano a Marabotto: ne è venuto fuori un racconto della mia vita, un coacervo di ricordi idealmente suddiviso in tre parti. La prima tratta delle mie origini (anche di quelle lontanissime), della mia giovinezza e soprattutto di una meravigliosa e indimenticabile città, la particolarissima Cagliari degli anni ‘70. 

Il numero zero del nascente Tuttoquotidiano, pubblicato il 12 maggio 1974

 La seconda specificamente della storia di Tuttoquotidiano, Videolina e Raitre. E l’ultima delle mie esperienze professionali legate a Radiouno e allo sport, in giro per il mondo. Ricordi che ovviamente non hanno alcuna velleità storica ma nei quali spero qualcuno possa comunque ritrovarsi e rinfrescare con un sorriso, luoghi, fatti, personaggi e situazioni che aveva dimenticato o che semplicemente non conosceva, per esempio proprio la storia di quelle importanti novità editoriali».

Ecco perché – dice – ho voluto scrivere questo libro. 

Il sogno del giornalismo

Andrea Coco (a fianco il giornalista Lucio Artizzu) durante una diretta di Videolina per le elezioni del 1979

Seguiamo il suo racconto in un mix che, nel volume, ritroviamo composto tra “introduzione” e “conclusioni” e che qui ho voluto “montare” per dare un senso all’aspetto che più ci interessa, cioè quello prettamente giornalistico.

«Per quanto mi riguarda – scrive Coco -le possibilità che abbiamo avuto noi giovani negli anni Settanta, insieme con i divertimenti giovanili, mi hanno consentito di realizzare il sogno del giornalismo, il mestiere più bello del mondo, tra l’altro da me scelto e non casuale o di ripiego: per riassumere il concetto, un mestiere che ti consente di essere testimone diretto dei più importanti avvenimenti politici, sportivi, di spettacolo o di cronaca locali, nazionali o internazionali, di esserne spettatore privilegiato, come si dice, senza però esserne coinvolto in prima persona, cioè senza responsabilità alcuna se non quella di raccontare correttamente ciò che vedi e vivi. Una favola!» 

 

Dagli esordi a inviato per il mondo

Enzo Biagi sul TG1

«Professionista da quando avevo 25 anni e per circa 5 (praticantato compreso, che in realtà cominciò quando di anni ne avevo appena 23), cronista, prevalentemente di giudiziaria, per un quotidiano. Il primo professionista in Sardegna a dirigere, di fatto, il telegiornale di una TV privata, quello di Videolina, dall’aprile 1978 al novembre dell’anno successivo. Un mestiere grazie al quale ho potuto fare due o tre giri del pianeta e lavorare gomito a gomito con veri mostri sacri del giornalismo come Enrico Ameri, Enzo Biagi, Sandro Ciotti o Antonio Ghirelli. 

Un palmares con tre Olimpiadi (altre due dovute saltare per problemi di salute) e tanti campionati mondiali di F.1, calcio, scherma, nuoto, tuffi, motociclismo e rally. Miti dello sport come -solo per citarne alcuni- Ayrton Senna, Franco Baresi, Valentina Vezzali, Federica Pellegrini, Tania Cagnotto, Loris Capirossi o Michelle Mouton (per me la più forte donna-pilota di auto da corsa che mai sia esistita), avvicinati e intervistati prima, durante e dopo grandi avvenimenti seguiti sul posto. Con la soddisfazione di essere sempre stato scelto e confermato o addirittura ulteriormente gratificato, senza mai raccomandazione alcuna, da tutti i capiredattori centrali e/o direttori della radio che in oltre 30 anni si sono succeduti a Roma: da Evangelisti a Giobbe, De Luca e Bicchielli, da Coppola a Luzzi, Martegani e Cucchi. Avvenimenti e realtà anche storicamente importanti per Cagliari e la Sardegna vissute in prima persona, come quelle che hanno riguardato la nascita di Tuttoquotidiano, Videolina e Raitre, oltre che, per lo sport,  per esempio quella del Rally della Costa Smeralda». 

Soddisfazioni e dolori

«Insomma, una vita professionale da “onesto manovale della comunicazione”, come mi sono sempre considerato, davvero molto bella e ricca di soddisfazioni, che però baratterei senza un attimo di esitazione con i tanti e gravi problemi di salute che mi tormentano da quasi 25 anni e, soprattutto, con quelli anche più gravi che da qualche tempo purtroppo affliggono pure i miei affetti più cari. Come dire che la vita -comunque sempre troppo breve- in genere compensa, cioè dà e toglie da una parte e dall’altra, sempre a caso e senza mai guardare in faccia nessuno. A volte dà soltanto. Altre toglie e basta, dunque anche con grandi ingiustizie. È per questo che la conclusione che inizialmente -quando alcuni anni fa ho cominciato a scriverlo- avevo in testa per questo racconto, mi rimbalza oggi con un suono di amara autoironia. L’avevo pensata come segue: 

Devo riconoscere di aver attraversato una splendida Estrada do sol. In altri termini: però, che culo ho avuto nella vita, o fro’! (Ma è stato proprio così?)». 

Gli anni Settanta

La biografia professionale di Andrea Coco si svolge e soprattutto ha inizio nella Sardegna anni Settanta: che l’autore ricorda proprio attraverso il suo lavoro di reporter e inviato. Ecco alcuni passaggi significativi del libro:

Gigi Riva: il mito

«Indimenticabili, unici, meravigliosi gli anni ‘70. Certamente per i ragazzi cagliaritani di allora che, come me, hanno avuto la fortuna di vivere il periodo forse più bello del ventesimo secolo per Cagliari e la Sardegna. Un decennio, come sottolineato più volte, tormentato e contraddittorio perché mentre nella penisola si vivevano i bui anni di piombo, la nostra regione -al riparo dai feroci e sanguinosi attentati stragisti- beneficiava delle grandi conquiste sociali proprie di quegli anni e anche delle tante iniziative industriali che, nonostante qualche giustamente contestata “cattedrale nel deserto”, avrebbero comunque prodotto importanti risultati in un territorio desolatamente trascurato e peraltro ancora alle prese con la terribile e devastante piaga dei sequestri di persona. Ma che proprio allora era salito alla ribalta del mondo da una parte grazie all’Aga Khan e alla sua Costa Smeralda e dall’altra a lui, Gigi Riva, la leggenda vivente che con lo scudetto e le sue gesta sportive ha davvero accompagnato la Sardegna nel futuro.

Un periodo in cui il ‘68 apriva a sogni e speranze per la mia generazione, quella dei cosiddetti baby boomers (nati cioè nel periodo del boom dei bambini, tra il ‘45 e il ‘65), che fortunatamente non ha mai conosciuto la guerra, se non nei libri di scuola e nei racconti di genitori e parenti più anziani. Un periodo in cui, soprattutto, nonostante la crisi petrolifera e le indimenticabili domeniche a piedi, il sorriso e l’ottimismo erano stampati sul volto di tutti, giovani, adulti e anziani. E che invece, come un brusco risveglio che ti catapulta verso una triste realtà, dovranno scomparire quasi all’improvviso, sin dai primi degli anni ‘90, con l’esplosione di tangentopoli e la grave crisi morale, sociale ed economica che oggi non solo non è ancora superata, ma, purtroppo, si è addirittura aggravata. Adesso ancor di più a causa del terribile coronavirus!». 

 

Chi è l’autore

Giornalista professionista, Andrea Coco, (classe 1950) ha lavorato in Rai come inviato speciale e nel giornale “Tuttoquotidiano“, dopo un esordio, da giovanissimo collaboratore, con il quotidiano L’Unione Sarda. Direttore del Tg di Videolina dall’aprile del 1978 alla fine del 1979, quando viene assunto per la sede regionale della nascente Terza Rete. Da quel momento trascorre tutta la carriera nella Rai, chiamato a lavorare per diverse testate sportive, tra cui la celebre trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto. Come inviato seguirà tre Olimpiadi, innumerevoli eventi internazionali e nazionali (tra mondiali, europei, meeting e rally) in particolare seguendo calcio, scherma, nuoto e automobilismo.

Nel 2009, il gruppo sardo Giornalisti Sportivi dell’USSI, gli ha attribuito il premio Angelo Carrus (alla memoria dell’indimenticato e grandissimo giornalista sportivo cagliaritano che ha lasciato alcuni importanti volumi sulla storia dello sport in Sardegna).

Nel 2005 Andrea Coco ha pubblicato “Oliodiricino“ (edizioni Kalb, Cagliari)  il suo primo libro interamente dedicato alla storia dell’automobilismo in Sardegna, essendo un grande appassionato di rally, oltre che pilota dilettante e navigatore. A cui è seguito “Quelli di Marabotto: fatti e personaggi della città di Cagliari” (2015, Gia edizioni).

Ed ora è uscito” O fro’, un’autobiografia professionale”, sempre per la Gia edizioni, pagine 320, euro 14. Su questo sito un post è dedicato al giornalista-editore Giorgio Ariu (il link).

Fonti:

Dal volume O fro’, Gia edizioni (2020)

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