L’Unione Sarda verso i 130 anni

Da questo mese inizia il lungo cammino che porta alla celebrazione di una data importante per il giornale di Cagliari: il 6 ottobre 2019, quando L’Unione Sarda festeggerà il 130mo compleanno. Uno straordinario traguardo per uno dei quotidiani italiani più antichi che ha superato indenne due guerre mondiali, i bombardamenti del 1943, crisi economiche e ogni genere di difficoltà editoriali, finanziarie e politiche. E continua ad uscire puntuale in edicola e sul web, dove fu il primo quotidiano italiano in assoluto, nel luglio del 1994, ad essere pubblicato via internet. Si annuncia un anno di eventi e iniziative per accompagnare la grande famiglia dell’Unione Sarda con i suoi affezionati lettori a spegnere la candelina numero 130. Nella sua ultra secolare storia non è uscito solo in due brevi periodi: tra il gennaio e l’aprile del 1924, in pieno regime, per la chiusura decisa dal tribunale in seguito alle lotte interne tra i fascisti “ortodossi” e i sardofascisti. E dal maggio al novembre del 1943 quando le bombe angloamericane devastarono gran parte della città colpendo pure la sede di viale Regina Elena. A parte quelle due parentesi non è mai mancato all’appuntamento con i suoi lettori.

Un simbolo

L’Unione Sarda è uno dei simboli di Cagliari, come il palazzo del Municipio di via Roma che fu inaugurato nel 1907, l’elefantino della torre pisana, la squadra rossoblù che vinse lo scudetto del 1970. Nella sua collezione, custodita nella sede di Santa Gilla e nelle più importanti biblioteche (anche in formato digitale), raccoglie le cronache e la storia dell’intera Sardegna, che racconta ogni giorno a partire da quel lontano 1889. Tutto inizia nell’autunno di quell’anno, in vista delle elezioni comunali e provinciali di novembre mentre si accende il dibattito politico tra i gruppi del partito liberale che riflettevano a Cagliari gli equilibri e i contrasti romani.

(nel link la copia del primo numero dell’Unione settimanale)

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Tre date: da settimanale a quotidiano

Intanto bisogna fare chiarezza sulla data del compleanno. La testata L’Unione Sarda compare per la prima volta domenica 6 ottobre come numero di saggio, col sottotitolo “Giornale Settimanale Politico Amministrativo Letterario”, di quattro pagine di grande formato, stampato dalla tipografia Timon e dal costo di 5 centesimi. Non figura il nome del direttore, ma gli storici individuano il primissimo nell’avvocato Andrea Cao Cugia. Il gerente è un tal Vincenzo Pinna, forse un tipografo.

La sede della redazione trovò posto nella via delle Monache Cappuccine, oggi via Cima, ad angolo con via Manno.

Al numero di saggio, a partire dalla domenica successiva, si susseguirono nove fogli sino all’8 dicembre. Il 13 ottobre, dunque, esce il numero uno, mentre il settimanale si trasforma in quotidiano domenica 17 dicembre (numero 10 del primo anno). Quel giorno si presentò con una nuova e più forte testata e col sottotitolo “Giornale politico quotidiano”. Direttore il ventitreenne Marcello Vinelli che veniva dal giornale concorrente, L’Avvenire di Sardegna, fondato nel 1871 e che deteneva saldamente la piazza cittadina. Fu proprio il direttore dell’Avvenire, l’ex garibaldino e brillante giornalista Giovanni De Francesco, ad annunciare il 14 dicembre in un trafiletto che a breve L’Unione Sarda sarebbe diventato quotidiano e che avrebbe avuto tra i redattori Marcello Vinelli, proprio il suo allievo prediletto.

L’uscita fu più rapida di quanto De Francesco avesse previsto e di lì a tre giorni si presenta il nuovo quotidiano che nel volgere di quattro anni costringerà L’Avvenire alla resa e alla chiusura. Fu la prima vittima della sua lunga storia che in 130 anni ha visto nascere diversi concorrenti con cui si è dovuto confrontare sul mercato cittadino e regionale, alcuni molto agguerriti, ma tutti alla fine sconfitti dalla “dura lex” dell’Unione, che si identifica nella città come l’Arena a Verona, il Mattino a Napoli, Il Secolo IX a Genova, il Messaggero a Roma, il Corriere della Sera a Milano, la Stampa a Torino  e via elencando le testate secolari vanto dell’editoria italiana.

17 nov 1889   (nel link una copia del 17 novembre 1889 quando il giornale era ancora settimanale)

Le nuove sedi

L’angusta prima redazione nel dicembre 1891 si trasferì in una palazzina in viale Umberto I (l’attuale viale Regina Margherita ai numeri 67-69) per poi passare nel luglio del 1916 nello storico edificio di viale Regina Elena dove vennero utilizzate le prime quattro moderne linotype che rivoluzionarono il lavoro tipografico e una rotativa in grado di stampare sei pagine.

Nel 2011 il trasferimento nell’area di Santa Gilla che, nell’elegante e ampio centro polifunzionale, accoglie i media del Gruppo e la società pubblicitaria Pbm.

Il nome della testata

Il nome “L’Unione Sarda” non è casuale, ma come ricorda l’ex direttore editoriale e direttore per un decennio Gianni Filippini nel bel volume da lui curato per l’anniversario dei 120 anni, fu ispirato ai fondatori da un’associazione e da un giornale piemontesi di stampo liberale e origini risorgimentali, che puntavano all’unità nazionale. Il desiderio di contribuire all’unificazione dei sardi è espresso con richiami precisi e insistiti nell’editoriale comparso del numero di saggio e intitolato “Ai lettori”, nel quale si delineano le intenzioni del nuovo giornale.

Il quadro politico

La vita politica cagliaritana e provinciale nel penultimo decennio dell’Ottocento – sottolinea lo studioso Gianfranco Murtas nel corposo volume “Cagliari 1889” – era dominata da due partiti, o meglio da due correnti dello stesso partito, la Sinistra Liberale di Giolitti, che si differenziavano per le posizioni e le scelte dei leader piuttosto che per divergenze ideologiche e dissensi di carattere programmatico. I contrasti, anche personali, dei capi si riflettevano sui gruppi dirigenti con accesi scontri politici nelle aule consiliari e nella stampa.

Un partito era guidato dal politico sardo più importante a livello nazionale, Francesco Cocco Ortu, in quel periodo sottosegretario di Stato, che faceva riferimento a Roma all’ala del ministro e poi capo del governo Giuseppe Zanardelli. Era sostenitore di un decentramento, di una maggiore autonomia e di una legislazione speciale per la Sardegna. L’altro era capitanato da Francesco Salaris, vicino a Francesco Crispi e ad Agostino Depretis, più centralista e moderato, appoggiato dall’Avvenire di De Francesco.

Per questo motivo, in vista delle imminenti elezioni di novembre, si decide di pubblicare L’Unione Sarda. In pochi numeri non può influire più di tanto sull’umore dell’opinione pubblica e gli attacchi a Ottone Bacaredda non fermano la vittoria dell’astro nascente della politica cagliaritana che resterà in sella in Municipio sino al 1921, sindaco per quasi trent’anni.

Una colletta tra amici

L’Unione viene alla luce con uno scopo prettamente elettorale.  A prendere l’iniziativa è il deputato Enrico Lai, coccortiano di ferro, il quale propone il nome L’Unione Sarda agli amici riuniti per discutere la fondazione e trova tutti d’accordo. Del gruppo fanno parte Antonio Cao Pinna, Andrea Cao Cugia, Alberto Castoldi, Salvatore Parpaglia, Pasquale Prunas Tola e Giuseppe Ordioni, di estrazione nobile o personaggi della borghesia professionale e imprenditoriale. A loro vanno aggiunti Luigi Merello, Gaetano Orrù, Antonio Ponsiglioni e Giovanni Maria Solinas Apostoli che contribuirono, più o meno direttamente anche i termini economici, al varo del giornale.

L’Unione Sarda nasce infatti grazie all’autofinanziamento e all’entusiasmo di questi amici, uniti dagli ideali politici comuni. In seguito, quando il giornale comincerà a crescere, alcuni diventeranno soci. In quei primi mesi pionieristici i giornalisti erano gli stessi fondatori, più collaboratori che firmavano con pseudonimi. Con l’arrivo di Vinelli, un autentico cronista capace di fare tutto in redazione, dal direttore all’articolo di nera, si inizia a lavorare con professionalità, ma i soldi delle vendite non basteranno a pagare neppure i pochi stipendi.

Una vera scommessa

Il nuovo giornale è una grande scommessa perché sulla piazza cittadina c’è consolidato L’Avvenire di De Francesco ed escono diversi periodici e fogli politici e culturali. Si può pensare che i fondatori, e con loro i primi proprietari, non fossero convinti di tenere a battesimo un giornale destinato a vivere a lungo. L’obiettivo era dunque dichiaratamente politico: regolare i conti tra le due fazioni dei liberali sardi e l’imminente scadenza elettorale.

A quel tempo i giornali uscivano e morivano nel volgere di brevi periodi. Le ragioni sono evidenti, considerati i numeri dell’epoca che lasciano poco spazio al progetto per un secondo quotidiano cagliaritano. Nel 1889 la città conta 40 mila abitanti, compresi immigrati, militari e detenuti. I sardi complessivamente sono 700 mila. Contro una media nazionale di 85 abitanti per km quadrato la Sardegna ne ha appena 25. L’indice di analfabetismo è altissimo, tra il 90 per cento del 1861, anno dell’Unità d’Italia, e il 70 per cento del 1901: in pratica 32 mila cagliaritani non sanno leggere e scrivere, tre su quattro. Gli studenti delle secondarie sono 1200 e gli universitari solo 150. Quanti sarebbero i possibili lettori? I conti sono presto fatti. In più bisogna aggiungere le difficoltà per la vendita: in città esiste una sola edicola e i trasporti di allora rendono difficile la distribuzione.

Sembra una missione impossibile, eppure il successo dell’Unione Sarda non tarda ad arrivare in breve tempo, anche se il gruppo coccortiano perde le elezioni e inizia la straordinaria stagione del sindaco Ottone Bacaredda. Grazie alla puntualità e varietà delle notizie (presto si avvalse di un corrispondente da Roma) conquista lettori e consensi. L’avvento della piccola pubblicità e della necrologie, nel 1894, incideranno in modo decisivo nei conti economici e nella radicalizzazione della testata.

L’Avvenire chiuderà nel 1893, resteranno solo L’Unione a Cagliari e a Sassari La Nuova Sardegna fondata nel 1891.

Oggi quella storia continua, nonostante la grave crisi della carta stampata e i rivoluzionari cambiamenti in atto nel mondo dei media. Sicuramente nessuno di quel gruppo di amici liberali che nell’ottobre del 1889 discutevano sul nuovo giornale, avrebbe mai immaginato di arrivare al traguardo dei 130 anni. Una scommessa vinta, un’eredità pesante per chi ancora lavora ogni giorno per la produzione e l’uscita della testata, un nome – L’Unione Sarda – diventato un simbolo per tutti i sardi.

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