Il blog di Attilio Gatto

Dalla Rai al web, riflessioni e saggi cullturali

Dalla Rai al web con un sito culturale che porta il suo nome. Il cagliaritano Attilio Gatto continua oggi l’attività giornalistica nel suo blog. Giovane studente militante cresciuto nel Pci degli anni Settanta, tra circoli del cinema e sezioni di partito, gli studi in Lettere con una passione per la storia del teatro, poi l’ingresso nel mondo della carta stampata, con un grande maestro, lo zio Giuseppe Podda che era il corrispondente per la Sardegna dell’Unità, nonché direttore o factotum dei periodici del Pci e di riviste culturali regionali. Attilio Gatto, classe 1955, viene dalla gavetta, di quelle fatte di studi e cronaca, con una solida cultura di base e disciplina sia di partito, sia di redazione. Dopo la laurea, trascorre una formativa esperienza all’Ufficio Stampa dello Stato Maggiore della Marina a Roma. Dopo il servizio militare riprende le collaborazioni pensando che il giornalismo sarebbe stato la sua strada.

Il grande salto lo fa a Paese Sera, ai primi anni Ottanta, alla vigilia della prima chiusura di quella innovativa testata che aveva rivoluzionato il panorama dei quotidiani nella capitale. Dichiaratamente di sinistra e vicino al Pci, ma non voce ortodossa del partito come lo era L’Unità. Fu una fucina di ottimi giornalisti, commentatori e cronisti, tra cui diversi nomi eccellenti del giornalismo nazionale, che poi confluirono a La Repubblica o nella Terza Rete della Rai diretta dal mitico Sandro Curzi..

Attilio Gatto lavorò a Paese Sera nel periodo di direzione di un celebre giornalista e scrittore sardo quale Peppino Fiori, il quale era stato vicedirettore del Tg2 di Andrea Barbato, ed era diventato un volto noto della Tv con i suoi editoriali dell’ora di pranzo. Conclusa quell’esperienza romana, Gatto dalla carta stampata approda alla radiotelevisione, cominciando la sua lunga carriera in Rai nella redazione regionale di viale Bonaria, sino alla pensione.

Ma la passione per il giornalismo e la scrittura non lo hanno certo abbandonato e da qualche tempo è presente sul web col suo blog che ha di recente rilanciato: si chiama attiliogatto.it (il link)

   

Un blog raffinato, colto, con belle immagini, che riporta una serie di articoli e riflessioni che rispecchiano gli interessi dell’autore. Diviso in tre sezioni:

1. ARTICOLI, RIFLESSIONI, MEMORIE

2. RACCONTI DEL TEATRO E DEL CINEMA

3. VERSI E RACCONTI LIBERI

Così si presenta Attilio Gatto nel sito: “Si scrive perché la vita sia più vera”, dice il poeta. Sono un giornalista con la passione per il teatro e per il cinema. Negli occhi gli incipit di Fitzgerald, Biagi, Brecht. Nato a Cagliari il 17 ottobre 1955. Per caso. Il bisnonno veniva da Cetara, Costiera Amalfitana. Amo l’Italia tutta, Parigi, l’Europa, Cuba, New York. Mi sento sempre in viaggio con i migranti che cercano le nostre coste. Mi piace la parola socialismo,  insieme a giustizia e libertà. E, di conseguenza, antifascismo. Fanno sognare le invenzioni delle avanguardie: da Pirandello a Carmelo Bene, da Antonioni a Kubrik. Grandi artisti che colorano la vita con linguaggi folli, rivoluzionari. Ah! Dimenticavo Gramsci:”Odio gli indifferenti!” 

Sono saggi brevi, eleganti, ricchi di citazioni e riflessioni legate alla storia e ai ricordi personali e dei personaggi protagonisti degli articoli. Così in copertina una dedica al ricordo della grande attrice Lucia Bosè, scomparsa il 24 marzo 2020, oppure il pezzo su Elio Vittorini, scrittore e giornalista che, tra i tanti libri, ci ha lasciato uno splendido reportage di viaggio in Sardegna.

Ricordo di Giaime Pintor

Giaime Pintor

Tra i post più recenti ci piace citare, parlando di storia del giornalismo, un significativo ritratto di un eroe cagliaritano, Giaime Pintor, fratello di quel Luigi Pintor fondatore de Il Manifesto e tra le firme più autorevoli del secolo scorso. Scrive Gatto:

«È incredibile come un giovane di 24 anni, morto nel 1943, abbia divorato tanta cultura in un pugno d’anni. Un gigante. Fu ucciso da una mina tedesca mentre tentava di raggiungere Roma per combattere il nazifascismo. È qui il punto. L’intellettuale capace di abbandonare specializzazioni e presunzioni. Giaime lo spiega nell’ultima lettera al fratello Luigi:”…Una società moderna si basa su una grande varietà di specificazioni, ma può sussistere soltanto se conserva la possibilità di abolirle a un certo momento per sacrificare tutto a un’unica esigenza rivoluzionaria. È questo il senso morale, non tecnico, della mobilitazione: una gioventù che non si conserva “disponibile”, che si perde completamente nelle varie tecniche, è compromessa. A un certo momento gli intellettuali devono essere capaci di trasferire la loro esperienza sul terreno dell’utilità comune…”

“L’importante è che la morte ci trovi vivi”, diceva Marcello Marchesi. Questo giovane di 24 anni è vivo».

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