I quotidiani nel dopoguerra

L'Unione e La Nuova , a Sassari chiude L'Isola
Il giornale del 16 novembre 1943 quando riprende le pubblicazioni interrotte dai bombardamenti

L’Unione uscirà puntualmente anche durante la guerra. Chiuderà solo per un breve periodo tra l’11 maggio e il 16 novembre del 1943 dopo i terrificanti bombardamenti che dal 17 febbraio distrussero sistematicamente Cagliari.  Nella foto di copertina il Bastione ottocentesco simbolo della città, devastato dalle bombe alleate. La redazione e la rotativa per la stampa si trovavano sul Terrapieno a poche centinaia di metri.

Ecco il Pdf del giornale con cui si annuncia la ripresa delle pubblicazioni.

L’Unione dell’11-16-1943

Memorabili gli articoli scritti dai pochi giornalisti, coraggiosamente continui allarmi, i quotidiani spezzonamenti, la fame, la mancanza di tutto, i feriti e i tanti morti. Alla fine saranno più di mille. Ai primi di maggio in città restavano poche migliaia di persone, tra militari e coloro che erano impegnati a far funzionare i pochi servizi, i trasporti, gli ospedali. Gli abitanti erano in gran parte sfollati all’interno. Nella città fantasma il foglio su cui veniva stampato a fatica L’Unione, era l’unica fonte di informazione interna ed anche una finestra sul mondo con la cronaca (dettata dalle veline del Minculpop, ovviamente) dello sviluppo degli eventi bellici. 

Oltre le collezioni storiche del giornale conservate nella sede di Santa Gilla o nelle principali biblioteche, si possono consultare i diversi supplementi pubblicati dall’Unione in occasione degli anniversari “tondi” dei bombardamenti del febbraio 1943 con i ricordi dei testimoni dell’epoca, articoli pubblicati nel quotidiano che comunque usciva in quei terribili giorni, e rievocazioni più recenti firmate dai più autorevoli cronisti.

L’Unione Sarda durante i bombardanti del 1943

In occasione dell’anniversario per i 70 anni è stato ripubblicato un libro del Rotary Club (“La città che non volle morire”, a cura di Alberto Aime) e un supplemento speciale dell’Unione Sarda (17 febbraio 2013), oltre a una vasta bibliografia sull’argomento di volumi, purtroppo, in gran parte ormai rari. 

Dopo la liberazione, con l’arrivo degli Alleati alla fine di settembre del 1943, L’Unione Sarda riprende le pubblicazioni con un crescente sviluppo che lo porterà, attraverso vari rinnovamenti tecnologici e diversi direttori, a diventare il quotidiano leader della Sardegna. Posizione, più volte attaccata, ma mai scalfita sino a oggi, nonostante la nascita di alcune iniziative editoriali, a partire dalla metà degli anni Settanta. 

La rinascita della Nuova Sardegna

La Nuova Sardegna negli anni del primo dopoguerra si attesta su posizioni sempre più antisocialiste e antisardiste e guarda con favore al nascente fascismo. Cambia decisamente linea dopo la morte nel 1923 sia del direttore Medardo Riccio che del fondatore Pietro Satta Branca. Dal 1924, diretto da Arnaldo Satta Branca, figlio di Pietro, il giornale si colloca su posizioni antifasciste e condanna apertamente Mussolini per l’assassinio di Matteotti.

Nel Ventennio L’Isola è il quotidiano di Sassari

Nel 1926, il 26 gennaio, dopo una serie di ripetuti sequestri, è costretto a chiudere. Riprenderà nell’aprile del 1947 dopo quasi vent’anni di forzato silenzio. Nel Ventennio il quotidiano di Sassari resta L’Isola, fondato il 2 marzo del 1924. Dopo la caduta del fascismo il Comitato di concentrazione antifascista affiderà la direzione ad Arnaldo Satta Branca, ultimo direttore della Nuova prima della soppressione, mentre alla direzione dell’Unione viene nominato l’avvocato socialista Jago Siotto. 

L’Isola cesserà le pubblicazioni il 31 dicembre del 1946, lasciando il campo alla rinascita e all’affermazione della Nuova. Nella Sardegna defascistizzata e in fase di ricostruzione dalla macerie della guerra si apre così una nuova stagione per la stampa periodica (prolifica in quei tempi con giornali che nascono e muoiono rapidamente) e per il futuro soprattutto dei quotidiani.

 

Fonti:

Dal volume “Dalla linotype al web…”, Carlo Figari, Cuec, 2014 (op. cit. in questo sito)

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