I giornali sportivi del lunedì

Dal dopoguerra agli anni Duemila

Nell’immediato dopoguerra, con la ripresa delle attività lavorative e la ricostruzione, in Sardegna rinasce anche la voglia di distrazioni, di tornare a sorridere e a divertirsi. Lo sport, che col fascismo si era diffuso anche tra le fasce popolari dei sardi, diventa nuovamente un modo per ricominciare a praticare attività ludiche e agonistiche, per creare attenzione verso le squadre di casa nei diverse discipline. Il calcio naturalmente fa da volano e i campi riprendono ad affollarsi. I giornali seguono questi interessi con le puntuali cronache dei vari campionati.

L’Informatore e La Gazzetta Sarda

L’Unione e La Nuova pubblicano sei numeri la settimana, mentre il lunedì escono L’Informatore del lunedì (dal 27 maggio 1946), con un diverso direttore, ma in pratica la medesima redazione dell’Unione, e a Sassari La Gazzetta Sarda che reca come sottotitolo “La Nuova Sardegna del lunedì”, ma è un altro giornale (dal 20 settembre 1948) di appena quattro pagine, in gran parte dedicate alle notizie sportive. Direttore è Angelo Mannoni, poi sostituito da Rodolfo Mura e agli inizi degli anni Cinquanta dal commendator Sebastiano Pani, intraprendente imprenditore e pubblicista che rilancia il giornale e aumenta la foliazione. In redazione Antonio Pioletti e un instancabile Manlio Brigaglia. Ottiene subito un buon successo di vendite con punte di 30 mila copie nei momenti migliori. Viene stampato nella tipografia della Nuova Sardegna che nel 1967 (già di proprietà di Rovelli) decide di pubblicare un proprio giornale del lunedì, in prevalenza sportivo, e con i suoi giornalisti. Così rescinde il contratto con la Gazzetta Sarda che in breve finisce per chiudere.

I direttori dell’Informatore: la transizione

Le vicende dell’Informatore del lunedì (1946-2004, poi si chiamerà L’Unione Sarda del lunedì) sono strettamente legate a quelle dell’Unione Sarda che sin dall’immediato dopoguerra aveva ripreso le pubblicazioni con appena quattro pagine ricche di notizie e cronache della ricostruzione. La gente ricominciava a vivere normalmente, seppure in una città distrutta dalle bombe e trasformata in un enorme cantiere. In viale Regina Elena aveva ricominciato a girare la vecchia rotativa. Si riprendeva a parlare anche di sport. C’era l’esigenza di informare i lettori con la cronaca quotidiana senza l’interruzione festiva della domenica, così nasce il giornale del lunedì. Il primo direttore per appena un mese è l’avvocato Giuseppe Musio, già caporedattore dell’Unione ed esponente socialista al quale subentrerà solo per tre mesi Giuseppe Susini (11 giugno 1946 – 10 ottobre 1946), il funzionario del Banco di Napoli, fine letterato e saggista. Subito dopo prenderà il giornale in mano Nando Sorcinelli, uno degli eredi dell’imprenditore Ferruccio, ai quali era stata restituita la proprietà del giornale sequestrato dal Partito fascista nel Ventennio. Nando nella duplice veste di direttore-editore guiderà la testata per un breve periodo, la sua vita stroncata ancora in giovane età. Così il compito di confezionare l’Informatore viene affidato per cinque anni a un giornalista romano, Sergio Valacca, che guidava la redazione dalla capitale. Valacca era il genero di don Vitale Cao di San Marco che – come scrive lo studioso Gianfranco Murtas – dell’Unione era stato redattore capo (di fatto direttore, essendone formale responsabile Rafaele Contu) per lunghi anni (dal 1930 al 1939, quelli del consenso al regime di dittatura da lui vissuti anche come segretario generale della Camera di Commercio e poi ispettore generale del Ministero dell’Industria).

All’Unione dal 1946 al 1953 c’è il conte Giulio Spetia che, dopo un mese di gerenza (dicembre 1953) lascerà il posto a Fabio Maria Crivelli, il quale darà sempre più spazio allo sport nelle pagine del giornale, adeguandolo ai tempi più moderni e agli anni Cinquanta. ll giornale cresce e si rende necessaria una conduzione più coinvolgente e diretta: così viene nominato l’ozierese Franco Porru (direttore dalla metà anni ’50 alla morte prematura nel 1973) che dell’Unione Sarda, nella cui redazione era entrato addirittura nel 1933 ed era tornato dopo la guerra combattuta da ufficiale di artiglieria e dopo la prigionia, costituiva l’autorevole ed impagabile uomo-macchina e vice direttore. Crivelli e Porru, che del direttore romano era amico e fedele braccio destro, faranno crescere il giornale dei Sorcinelli portandolo a una diffusione regionale.

  La Nuova del lunedì (aprile 1967- febbraio1968)

Una storia da raccontare è quella del settimanale sportivo pubblicato da un gruppo di redattori della Nuova in dissenso nel periodo di passaggio del quotidiano sassarese dalla proprietà nelle mani di alcune famiglie di notabili borghesi alla SIR del petroliere Rovelli. All’interno del giornale era alta la tensione, accresciuta nell’aprile del 1967 con la scomparsa della popolare rubrica fissa del suo caporedattore Aldo CesaraccioAl Caffè” (firmata come Frumentario) quasi a segnalare il disimpegno del più anziano e autorevole dei giornalisti di fronte al repentino cambio di proprietà (ma il dissenso di Cesaraccio cesserà a breve con una reciproca collaborazione, cosa che invece causerà insanabili contrasti redazionali). Il gruppo dei dissidenti comunque si costituì in cooperativa e chiese al direttore Arnaldo Stata Branca di autorizzare l’edizione del settimo numero della Nuova (il giornale, come detto, il lunedì non andava in stampa). Era il momento della transizione e per alcuni mesi uscì La Nuova del lunedì anche con la ripresa della rubrica Al Caffè. «Fu il primo tentativo di un gruppo redazionale allora molto coeso di crearsi uno spazio di autonomia rispetto alla proprietà portatrice di interessi estranei all’editoria e al giornalismo» ricorda Enrico Clemente che fu uno dei protagonisti di quella iniziativa. Direttore fu nominato Antonio Pinna e la domenica si ritrovarono a lavorare nel giorno destinato al riposo.

Ma la reazione della SIR non si fece attendere: la proprietà ne pretese la chiusura e l’ultimo numero apparve in edicola il lunedì 5 febbraio 1968. La cooperativa pagava un canone alla tipografia, così bastò alzare il costo a cifre pazzesche per costringere i giornalisti a chiudere.

Il lunedì di Sardegna (agosto 1973 – luglio 1974)

Nel periodo di Rovelli all’interno del giornale sassarese la situazione diventò insostenibile con in gruppo di giornalisti progressisti che cercavano di rompere il silenzio imposto dalla proprietà attorno a temi politici, economici e sociali che andavano contro gli interessi della SIR. Per le vicende di questo periodo si vedano i diversi post pubblicati in questo sito e il volume “La Nuova Sardegna ai tempi di Rovelli”, a cura di Sandro Ruju, con prefazione di Giuseppina Cossu (Edes, Sassari, 2018), che raccoglie i ricordi di giornalisti e tipografi che furono protagonisti di quegli eventi.

In particolare sono molto interessanti e testimonianze di Bruno Merella, Alberto Pinna, Giancarlo Pinna Parpaglia, Vindice Ribichesu, Enrico Clemente (nella foto) e le citazioni di Manlio Brigaglia.

Il Lunedì raggiunse 15 mila copie e, oltre a dare ampio spazio allo sport, si propose come l’unica vera voce alternativa in quel contesto politico ed economico. Gli otto giornalisti sassaresi lavoravano duramente durante la settimana alla Nuova, poi la domenica si trasferivano in auto a Cagliari e realizzavano il settimanale che poi portavano con le stesse macchine a Sassari e al Nord dell’Isola per la distribuzione. Arrivavano al lunedì mattina sfiniti, ma pronti a continuare a battersi ogni giorno per la libertà dell’informazione. Il Lunedì affrontava tutti i temi vietati sui due quotidiani che in qualche modo interessavano la politica di Rovelli quali industria e ambiente. Tra le campagne di impegno civile la battaglia referendaria a favore del divorzio. L’esperienza tuttavia finì presto, sia per i costi della carta e della stampa che portarono inevitabilmente a indebitarsi, sia per la fatica domenicale, ma non ultimo per la reazione di Rovelli che non tardò a manifestarsi arrivando al licenziamento pretestuoso di uno dei giornalisti, Edoardo Pittalis, accusato di aver falsificato un rimborso spese! Il licenziamento portò ad uno sciopero ad oltranza di redattori e poligrafici che Enrico Clemente, col senno di poi, giudicò una mossa sbagliata perché senza sbocchi e che finì solo per accelerare la fine del giornale già oberato di debiti.

Poco dopo l’intero gruppo di redattori della Nuova si dimise per confluire pressoché in blocco nel nascente Tuttoquotidiano (luglio 1974), una nuova iniziativa editoriale messa in piedi da Piercarlo Carta con la promessa di grandi innovazioni. Anche per le vicende su Tuttoquotidiano si vedano i diversi post qui nel sito e in particolare il lavoro di Andrea Corda.

Il breve successo di Tuttoquotidiano del lunedì (1974-75)

In effetti Tuttoquotidiano fece tremare per la prima volta L’Unione Sarda, almeno nel primo anno della breve vita, puntando proprio sullo sport. Il Lunedì usciva con molte pagine di sport anche a colori, una grafica moderna e tipica della stampa sportiva, spettacolare e strillata, e anche durante la settimana puntava sullo sport dedicando quattro pagine di calcio, basket e soprattutto discipline cosiddette “minori” che sino ad allora L’Unione aveva snobbato. Proprio dall’Unione arrivarono alcuni giovani collaborati esperti di quelle discipline (nuoto, tennis, atletica, volley, etc.) che seguivano puntualmente tutti gli eventi pubblicando i risultati con molti nomi. Fu una politica intelligente per attrarre simpatia, interesse e soprattutto vendere copie. L’Unione dovette correre subito ai ripari rivoluzionando la foliazione e finalmente aprendo a tutti gli sport. Se vogliamo a beneficiarne di questa concorrenza fu lo sport sardo nel suo insieme che ebbe largo spazio, oltre le cronache del Cagliari di Gigi Riva che, dopo lo scudetto, continuava a mietere successi e far vendere i giornali.

La redazione sportiva di Tuttoquotidiano era guidata da un eccellente ed esperto giornalista romano, Giuseppe Melillo, proveniente dalla direzione del Corriere dello sport, che seppe dare un’impronta vivace alle cronache sportive puntando sul colore e i retroscena. Ad agevolare il suo lavoro furono le tecnologie dell’offset che consentivano una rapida ristampa (le cosiddette ribattere notturne) e quindi di poter dare notizie e risultati anche a notte fonda, quando L’Unione ormai in stampa non poteva più essere aggiornato. Così capitò di match pugilistici terminati molto tardi con Melillo che aveva già pronte in tipografia tre pagine uguali, ma con altrettanti titoli differenti a seconda del risultato finale, che potevano essere inserite nella rotativa a tempo di record. Con Melillo una redazione di validi giornalisti sportivi quali Carmelo Alfonso corrispondete della Gazzetta dello sport e che poi andrà alla Rai, come Andrea Coco e Francesco Birocchi, Franco Olivieri proveniente dall’Unione dove già curava il calcio dilettantistico che in Sardegna aveva un larghissimo seguito, e alcuni collaboratori che, lasciato il giornale di viale Regina Elena volevano cimentarsi nella nuova avventura godendo di ampi spazi per scrivere e di compensi più favorevoli: così – tra quelli che ricordiamo – arrivarono Patrizio Mulas (in seguito medico dermatologo di successo) per l’atletica, Paolo Vacca (poi passato all’Ansa) per il ciclismo, Paolo Pettinau (allenatore e insegnante) per nuoto e pallanuoto.

La risposta dell’Informatore

L’Unione per le pagine sportive quotidiane poteva contare su firme prestigiose quali l’inviato per il Cagliari e caposervizio Franco Brozzu, Antonello Madeddu, Tarquinio Sini, e Angelino Carrus al quale era affidato l’oscuro quanto prezioso lavoro di organizzatore della redazione sportiva e grande esperto di atletica. Con l’esodo verso Tuttoquotiiando e la necessità di dare una risposta alla concorrenza si aprirono le porte ai giovani collaboratori che poi diventeranno professionisti: fu la mia occasione che, appena diciottenne, ebbi l’incarico di occuparmi di numerosi sport minori. Con me entrarono Massimo Mezzini per il basket e Nando Mura, dall’interno si fece avanti Fabrizio Conti già dipendente come correttore di bozze e figlio del livornese Ugo, all’allenatore in seconda del Cagliari campione d’Italia nel 1970 guidato da Manlio Scopigno.

Vittorino Fiori, archivio L’Unione Sarda

L’Unione, come abbiamo visto, a partire dal 1948 il lunedì usciva con la testata dell’Informatore del Lunedì. A dirigere il settimanale cagliaritano giornalisti di grande esperienza dirigenziale quali il già citato Franco Porru  e successivamente Vittorino Fiori (1973-1982), indimenticato “maestro” di generazioni di cronisti, lui stesso eccezionale cronista, fine critico d’arte, di cinema, musica e teatro, una delle “penne” più autorevoli della stampa sarda. Per un mese, dopo l’improvvisa morte di Porru (1973), fu nominato direttore il caporedattore Gianni Filippini che, promosso alla vicedirezione dell’Unione, lasciò quindi la conduzione dell’Informatore a Fiori.

Dionisio Mascia in redazione

Il giornale si avvaleva in pratica di gran parte della redazione del quotidiano, in maggioranza assunta con contratto particolare o con collaborazioni fisse. I giornalisti che durante la settimana si occupavano di cronaca di Cagliari o locale, del Notiziario o di altro, la domenica erano chiamati a lavorare al settimanale sportivo. Qualcuno più esperto e appassionato veniva staccato per seguire il Cagliari, la Torres e le squadre più importanti. Tra questi giornalisti Paolo Figus, Massimo Crivelli, Marco Lai, Mauro Manunza, Francesco Bassi, Giovanni Puggioni, Marco Landi,  e soprattutto Dionisio Mascia che prenderà il posto da inviato di Franco Brozzu e poi diventerà capo dello sport e direttore dell’Unione. Tra i collaboratori esterni Efisio Boy, penna pungente e ironica che si dedicava a scrivere arguti pezzi. Inoltre il giornale si avvaleva di firme celebri del panorama nazionale quali commentatori del campionato di serie A e di grandi eventi.

L’Informatore, grazie alle cronache firmate dai suoi autorevoli e noti giornalisti, alla fine ebbe ragione del concorrente cagliaritano che nel volgere di un triennio chiuse i battenti, mentre la storica testata si riprese con vendite straordinarie che coincidevano con i successi dei rossoblù.

I giornalisti di Tuttoquotidiano in parte trovarono occupazione nella nascente Terza rete regionale della Rai, altri presso uffici stampa pubblici e di categoria, alcuni furono assunti da testate nazionali restando nell’Isola come corrispondenti (Alberto Pinna per il Corriere della Sera) o emigrarono nella penisola. Qualcuno infine tornò alla Nuova Sardegna passata nel 1980 al gruppo Caracciolo che, oltre alle edizioni locali, mandò in stampa il giornale del lunedì dedicato in gran parte allo sport, puntando sulle cronache del Cagliari, della Torres e dell’Olbia, ma anche delle squadre impegnate nei campionati minori.

La pubblicazione di tutti i risultati, che necessitavano di una efficiente e capillare macchina organizzativa e di un centinaio di collaboratori, oltre ad un aumento consistente della foliazione, comportò un impegno gravoso per le due testate storiche, anche perché sui bilanci gravavano gli stipendi dei redattori assunti con contratto pieno che prevedeva costi importanti. Ai quali si dovevano aggiungere i costi per gli inviati (anche tre giornalisti più fotografo per seguire le trasferte del Cagliari), per le corrispondenze e le collaborazioni con le agenzie sportive, e le fotografie.

Il boom negli anni ’60-’90: oltre 100 mila copie

I giornali del lunedì si caratterizzano da subito per le cronache sportive alle quali dedicano sempre più pagine: è la stagione del Cagliari di Gigi Riva che nel volgere di un quinquennio diventerà leggendario, con un secondo posto nel 1968-69 e la vittoria del campionato nell’anno successivo. I tifosi sono i più fedeli lettori, perché nei giornali si ritrovano le notizie delle squadre minori, dei paesi e degli sport vari, accontentando un pubblico appassionato, competente e di tutte le età. I due giornali faranno registrare proprio i lunedì vendite record, L’Informatore spesso supererà le centomila copie con punte di diffusione che nel trentennio ‘60-‘90 si otterranno solo in occasioni delle tornate elettorali nazionali e regionali.

Dal 2004 diventa L’Unione Sarda del lunedì

L’Informatore, come testata indipendente continuerà a vivere sino al 2004 quando, anche formalmente, verrà inglobato nel giornale-madre ribattezzato col nome L’Unione Sarda del lunedì. Conclusa l’esperienza cagliaritana, il parmigiano Claudio Mori (settembre 2003 – settembre 2004) lascia la direzione dell’Unione a Dionisio (noto Nisio) Mascia, condirettore, commentatore sportivo e storico inviato al seguito del Cagliari dagli anni Settanta. Mascia assume la direzione del settimanale del lunedì e sino al marzo 2005 anche dell’Unione. In quel mese l’editore decide di sdoppiare la responsabilità delle due testate: alla guida del quotidiano nomina Paolo Figus, mentre Mascia manterrà la direzione del giornale sportivo sino al dicembre del 2010, con il pensionamento dal giornale e il passaggio per un triennio alla direzione del sito web della testata.

Dal 2010 in poi la direzione de L’Unione del lunedì viene quindi assunta dai medesimi direttori del quotidiano: Paolo Figus (2005- 2013); Anthony Muroni (2013- 2016); Emanuele Dessì (attuale direttore dal settembre 2016). Sui numerosi avvicendamenti si veda il link I direttori de L’Unione Sarda.

Varie trasformazioni

Il giornale nel corso di un decennio avrà diverse trasformazioni per cercare di allargare e/o consolidare il numero dei lettori puntando su una grafica più accattivante, sulle fotografie e soprattutto sulla capillarizzazione delle notizie. In pratica darà a spazio a tutti i campionati, compresi i “minori”, di tutte le principali discipline maschili e femminili (calcio, basket, volley, etc.) con le classifiche e i calendari settimanali. Per fare questo ovviamente occorreva accrescere la foliazione e ciò ha comportato novità ed esperimenti: per un paio di anni, dal 2012 al 2014, si è tentato con la formula “panino” stampando l’inserto sportivo a parte con un dorso di 48 pagine, non appena venne ridotta la dimensione del quotidiano riducendolo a un tabloid un po’ più grande del formato classico.

I costi per i collaboratori e la stampa si rivelarono consistenti considerando la crisi dell’editoria e l’inizio della perdite di copie sempre più accentuata. Così l’editore Zuncheddu decise di riportare il giornale sportivo del lunedì all’interno del giornale-madre, mantenendo alto però il numero delle pagine legate ai vari campionati.

I due quotidiani sardi del lunedì, che si caratterizzano per dare spazio alle cronache del Cagliari calcio, della Dinamo basket di Sassari e delle squadre maggiori, con pagine di approfondimento, pagelle, statistiche e commenti, hanno avuto sempre un ampio riscontro in edicola seppure oggi siano ormai impensabili i numeri di vendita del passato. I risultati del Cagliari si riscontrano in positivo o in negativo proprio in edicola dove ad una vittoria o a un momento favorevole della squadra rossoblù corrisponde un aumento consistente delle vendite.

I quotidiani nazionali

In edicola dagli anni Settanta ad oggi il lunedì la concorrenza ai due giornali sardi arriva sempre dai tre quotidiani sportivi: la milanese Gazzetta dello sport, il romano Corriere dello sport e il torinese Tuttosport acquistato soprattutto dai tifosi della Juventus che danno ampio spazio anche alla squadra sarda.

Il gradimento dei giornali nazionali nell’Isola fu dovuto all’ampio spazio dato al Cagliari, a una pagina quotidiana regionale e al prestigio dei corrispondenti. Il torinese Tuttosport cominciò ad arrivare tre volte la settimana sin dal 1947, per poi diventare quotidiano, e per ben 53 anni (un vero record) sarà coperto dal corrispondente Piero Caravano. Carmelo Alfonso e Joseph Vargiu (per il pugilato) saranno le vivaci “penne” sarde della Gazzetta, mentre Giampaolo Murgia seguirà per molti anni le vicende del Cagliari per il Corriere romano.

La curiosità : L’Isola Sportiva in rosa come la Gazzetta

A conclusione di questo articolo, merita un simpatico ricordo un altro giornale sportivo ormai dimenticato, ma che fu palestra per giovani cronisti che si affermeranno in seguito nelle principali testate e che ebbe un vasto successo tra un pubblico di appassionati lettori. Si chiamava L’Isola Sportiva ed era rosa proprio come la Gazzetta dello Sport. Parliamo del settimanale diretto da Bruno Carta che per otto anni tra il Cinquanta e il Sessanta aveva fatto concorrenza ai quotidiani in termini di copie vendute. Edito e finanziato da Ugo Fossataro nasceva dalla passione di un poker di appassionati cronisti. Protagonisti di questa autentica impresa giornalistica Piero Caravano, Joseph Vargiu, Fabio Nieddu Arrica e Manlio Ravenna che raccontavano di tutti gli sport con grande spazio per il Cagliari di Bercarich e Serradimigni e per una boxe sarda che in quegli anni poteva contare su “stelle” del calibro di Tore Burruni, Fortunato Manca e Piero Rollo. Campioni capaci di richiamare allo stadio Amsicora trentamila appassionati da tutta la regione. C’è stato anche un piccolo record di cui  Piero Caravano andava fiero: nel 1961, mezz’ora dopo la conclusione della tappa in Sardegna del Giro d’Italia, la redazione dell’Isola Sportiva era stata capace di mettere in distribuzione una edizione speciale contando sull’impegno di decine di giovani “strilloni” nelle vie principali di Cagliari. 

Tra i numerosi periodici sportivi che dagli anni Settanta in poi sono stati pubblicati con vita più o meno breve, un posto di rilievo spetta ai giornali di Giorgio Ariu e della sua Gia edizioni che, partendo da Il Cagliaritano, si sono sempre occupati del Cagliari calcio, di basket e degli altri sport.

 

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