Antonio Ballero è stato una delle firme più note e apprezzate de L’Unione Sarda per quasi mezzo secolo (1927 – 1975) continuando a scrivere anche dopo aver lasciato il quotidiano cagliaritano e il trasferimento a Venezia. Scelse la città lagunare come buen retiro per trascorrere una serena pensione, quasi a segnare un distacco geografico e spirituale con la città che amava e di cui era stato attento cronista in quasi mezzo secolo di attività giornalistica nella redazione di viale Regina Elena. A Venezia – come scrisse il suo successore a capocronista Vittorino Fiori – per raccogliersi nel ricordo del tempo perduto con un atteggiamento cui si addice un aggettivo decisamente demodé: romantico. Antonio Ballero così ha trascorso gli ultimi suoi anni nella città più romantica del mondo perché era la sola che – collocata fuori del tempo – potesse ormai essergli congeniale. E da Venezia inviò magnifici articoli che L’Unione pubblicò nella terza pagina, praticamente sino alla fine dei suoi giorni.
Doppio anniversario
Il 28 dicembre scorso (2025) segna il secolo dalla sua nascita e, casualmente, il prossimo 17 dicembre 2026 celebrerà i cinquant’anni dalla morte. Due anniversari tondi che cadono quasi insieme, occasione unica per ricordare la figura di un protagonista assoluto del giornalismo sardo del secondo Novecento. 
Adunque, lo vogliamo ricordare in questo sito dedicato in gran parte alla storia del giornalismo sardo dove Ballero occupa un ruolo di rilievo come instancabile cronista, pungente corsivista (sua la famosa rubrica “Terrapieno”), fine letterato con gli eleganti elzeviri ed i brevi racconti nella terza pagina. La sua firma compare sempre nei momenti più importanti, tragici o gioiosi della città: dalla fine del ventennio fascista, attraverso le distruzioni della guerra, sino al miracolo della ricostruzione e della ripresa economica. Memorabili e indimenticabili articoli, nonché la cronaca sulla processione per Sant’Efisio del 1943 tra le macerie delle città bombardata, solo per citare uno dei suoi pezzi più famosi.
Capocronista e maestro
Ma Ballero è stato anche il collega e maestro di una generazione di grandissimi giornalisti che ne hanno preso il testimone alla direzione del giornale e delle cronache cittadine. Non ho ricordo personale, perché cominciai la collaborazione a L’Unione Sarda nel 1974 quando lui era già in pensione, ma quei suoi colleghi e discepoli furono a mia volta colleghi e maestri. E due di loro, Gianni Filippini e Vittorino Fiori, non a caso ho scelto per ricordare la figura di Ballero, con i loro saggi presenti nella sezione Giornalismo.
Il ricordo di Filippini
«Non sono molti, purtroppo, coloro che ricordano questo grande giornalista e quest’uomo singolare che con rapide pennellate di straordinaria forza evocativa disegnava personaggi e luoghi della sua Cagliari», scrisse Filippini: «Ad una superficiale valutazione Antonio Ballero sembrava appartenere ad un tempo lontano e definitivamente tramontato. In realtà aveva il dono raro dell’incorruttibile attualità. Ed è un dono che soltanto i grandi giornalisti sanno e possono fare. Di Antonio Ballero si apprezzava soprattutto la profonda conoscenza della città e dei suoi abitanti, la sua capacità di criticare e stimolare l’amministrazione pubblica, la disponibilità sincera a schierarsi dalla parte dei cittadini. E anche quando gli argomenti e gli eventi lo suggerivano o addirittura lo sollecitavano, di concedere alle pagine del quotidiano – come era normale nel giornalismo di fine Ottocento e dei primi decenni del Novecento – il lusso di scritti di buona prosa letteraria».
Lasciò il giornale che veniva composto con il piombo e con i modi di una lavorazione ancora legata alla stampa tradizionale. Non ebbe il tempo proprio a metà degli anni Settanta di vedere i rivoluzionari cambiamenti prima con l’offset (la stampa a freddo) e poi con l’ingresso in redazione dell’elettronica e dei computer a partire dalla fine degli anni Ottanta. Un ventennio vorticoso 1975-1995 che vide la nascita e l’esplosione del web, con L’Unione Sarda – il suo giornale – assoluto protagonista nel panorama editoriale nazionale, primo quotidiano ad essere diffuso online in Italia e tra i primi nel mondo. Temi su cui abbiamo pubblicato numerosi post in questo sito lasciando testimonianze che ormai appartengono alla storia del giornalismo, non solo sardo.
Celebrare la memoria

Ma qui parliamo di Antonio Ballero di cui vogliamo celebrare la memoria, salvando online un ricordo biografico firmato da Filippini, Fiori e da don Paolo De Magistris. Occasione, come detto, due anniversari nell’arco di dodici mesi, che mi hanno consentito di scoprire un bellissimo libro di raccolta di articoli “Le case di fango / Cagliari ed altri scritti”, pubblicato da Serafini editore (Roma, dicembre 1985), a cura del figlio primogenito Pietro Ballero. Nella sezione Giornalismo riportiamo l’introduzione che ne fece Vittorino Fiori e la presentazione nella aula conferenze della Cittadella dei musei, il 12 dicembre 1985, di Paolo De Magistris, all’epoca sindaco per un secondo mandato e cugino di Antonio.
Decisivo per questo lavoro che, in primis, ha consentito a me di avvicinarmi alla figura di questo maestro che non ebbi la fortuna di conoscere, è stato il recente incontro con il figlio Pietro, ambasciatore in pensione con una lunga e prestigiosa carriera diplomatica alle spalle, residente nel capitale, ma senza dimenticare i legami strettissimi con la Cagliari della sua famiglia. E a lui che si deve la raccolta degli articoli e la pubblicazione del volume citato.
L’incontro col figlio Pietro
Durante i nostri brevi incontri in città, proprio in quel “Caffè Torino” sotto i portici di via Roma che il padre amava frequentare e oggi tristemente chiuso, ci auguriamo non per sempre, mi ha donato una copia di quell’ormai introvabile e prezioso libro, tracciandomi una precisa biografia del padre che qui approfondiamo con i post citati.
Famiglia cagliaritana doc
In estrema sintesi – come si legge nell’apertura del volume – Antonio Ballero nacque a Cagliari il 28 dicembre 1905. Il padre Francesco, celebre avvocato, e la madre Annetta Pes di Villamarina appartenevano entrambi alla più antica nobiltà sarda. Entrato giovanissimo nel quotidiano L’Unione Sarda, fu per quasi cinquant’anni acuto e affettuoso interprete della vita della sua città. Scrittore elegante, oltre che cronista puntuale, diede il meglio di sé negli ultimi anni quando lasciò il giornalismo militante e si trasferì a Venezia dove la nostalgia gli dettò, nella misura dell’elzeviro, pagine tra le più ispirate e struggenti che siano mai state dedicate a Cagliari. Morì a Venezia il 17 dicembre 1976.
L’ambasciatore racconta il padre

E questo mi ha raccontato l’ambasciatore: «Mio padre nel 1943 dopo la distruzione della sede del giornale andò a Roma per cercare un aiuto per far ripartire le pubblicazioni, ma restò bloccato con mia madre nella capitale a causa degli eventi bellici. A Roma nel 1944 nacqui io e poi nel 1947 mio fratello Giuseppe. Quando poté rientrare trovò la casa di famiglia di piazza Martiri completamente distrutta.
A fatica trovammo casa in via Satta e poi in via Pessina. Trascorreva gran parte della giornata e la notte al giornale, così dormiva di giorno. Seguiva la cronaca cittadina e anche la politica comunale con grande puntualità e meticolosità. Non risparmiava critiche a nessuno, neppure al sindaco Mario Palomba che era nostro parente.
Non era fascista, ma come scrisse Vittorino Fiori, aveva i piedi in entrambi gli stivali. Credo che Fiori si riferisse all’aneddoto di come mio padre, pur dovendo vestire la divisa fascista fosse uso a calzare uno stivale nero ed uno beige. Si può dire “mussoliniano”, nel caso, perché aveva stima del politico. Ma era un uomo libero, non accettò mai di diventare direttore sebbene la proprietà Sorcinelli gli avesse proposto più volte la direzione. Solo per un breve periodo assunse la reggenza nei mesi precedenti all’arrivo da Roma di Fabio Maria Crivelli, cioé alla fine del 1953.
Iniziò giovanissimo la carriera, sempre a L’Unione Sarda. Diventò caporedattore. Quando non ebbe più incarichi dirigenziali andava al giornale tutte le sere, ma gli piaceva scrivere nei foglietti a mano con la penna i suoi articoli che metteva nelle tasche.
La rubrica Terrapieno
A lungo firmò la rubrica “Terrapieno”. Nel 1970 andò in pensione e non volle più stare a Cagliari, la città che amava e sentiva sua. Cercammo casa a Roma, ma poi mia madre che era veneziana, trovò un bell’appartamento a Venezia e così ci trasferimmo in laguna. Da Venezia inviava ogni settimana un lungo articolo per la terza pagina. Numerosi sono raccolti nel libro. Morì a Venezia nel 1976. Il libro ebbe molto successo e fu presentato dal cugino e sindaco don Paolo De Magistris».
Un libro raro e prezioso
Sin qui la testimonianza del figlio Pietro. A conclusione di questo mio blog, non posso che auspicare una ristampa del libro del 1985, per celebrare i due anniversari, a un secolo dalla nascita e a mezzo dalla scomparsa. Sarebbe bello che proprio L’Unione Sarda o un editore sardo di prestigio, possa pubblicare presto questa chicca di memorie cittadine con un’edizione rinnovata.
E in ogni caso restano sempre disponibili le raccolte del giornale nelle principali biblioteche del capoluogo (Universitaria, Mem, Regione Sarda, Provinciale) e locali dove sarà facile per chiunque trovare l’articolo che interessa seguendo le date del sommario pubblicate nel post dedicato al volume.
