Montanelli e la Sardegna nell’inchiesta del Corriere

I reportage del 1963 poi raccolti in un volume nel 1965
- Agosto 2021

Dedico un ampio spazio del sito ad un grande giornalista, probabilmente il più grande del secolo scorso, Indro Montanelli, e ai suoi legami con la Sardegna, un’Isola che amava e rispettava e con la quale aveva un particolare rapporto avendoci vissuto per cinque anni durante la giovinezza perché il padre Sestilio fu preside a Nuoro tra il 1917 e il 1923. Indro frequentò nella città di Grazia Deledda i due anni delle elementari e i primi tre del Ginnasio. Non si dimenticherà mai di quel periodo giovanile e dei tanti sardi che ebbe modo di conoscere e frequentare.

Non manca giorno che Montanelli sia citato in qualche parte d’Italia, apparendo sui giornali e sui media in occasione di eventi di qualsiasi genere: articoli, libri, giornali, anniversari, cerimonie, conferenze, ricordi di personaggi o storici, non c’è campo della cultura, della storia, del giornalismo e della politica che non abbia visto coinvolto l’Indro nazionale. Basta visitare il motore di ricerca Alert su Google che ogni mattina passa a setaccio tutti i giornali e i siti italiani segnalando ogni citazione di Montanelli per capire come siano capillari, attuali, intramontabili la sua presenza e fama. Così non poteva mancare la Sardegna nella sterminata opera montanelliana.

A vent’anni dalla scomparsa

Proprio in questo 2021 ricorrono i vent’anni dalla sua scomparsa (morì a Milano il 22 luglio 2001). Nell’occasione dell’anniversario sono stati pubblicati un’infinità di articoli, ristampe e anche diversi libri inediti di autori vari, tra cui colleghi famosi ed ex “allievi” che ebbero la fortuna di lavorare nelle redazioni da lui dirette. E sono apparse numerose testimonianze di chi gli fu nemico o rivale, ma che comunque ebbe sempre il massimo rispetto per il giornalista e il personaggio. Nel mio piccolo, intendo rendergli omaggio in questo sito dedicato in gran parte alla “storia del giornalismo in Sardegna” proponendo nella sezione ARCHIVIO/ARTICOLI  (il link) una serie di post in cui emerge l’opera di Montanelli legata in qualche modo alla nostra Isola che lui amava e non perdeva occasione di visitare.

Nella sezione ho raccolto il mio lavoro di selezione, ricerca e studio su Montanelli e la Sardegna, con gli articoli e i libri da lui pubblicati, i saggi usciti su giornali, riviste, siti che lo riguardano, dove il comune denominatore sia appunto l’Isola sotto tutti gli aspetti.

I contenuti di questo sito

Nei post ripercorro i punti sostanziali del reportage nell’Isola del 1963, tra un editoriale pubblicato da “L’Informatore del Lunedì” (con qualche inedita testimonianza di chi ebbe modo di incontrarlo a Cagliari nella redazione di viale Regina Elena) e una stringata sintesi dei sette articoli apparsi nella terza pagina del “Corriere della Sera”, che poi verranno ripresi nel capitolo dedicato alla Sardegna, una quarantina di pagine su mille del volume “Italia sotto inchiesta” (pubblicato da Sansoni due anni dopo, nel 1965). Un volume ormai raro da trovare anche nelle principali biblioteche.

A seguire presento i saggi del cagliaritano Gianfranco Murtas, che più di ogni altro studioso sardo ha approfondito l’analisi con ricerche certosine negli archivi dei quotidiani e nelle biblioteche. Inoltre ripropongo due miei interventi usciti di recente nell’Unione Sarda (già presenti nella sezione Blog); una bella intervista che Montanelli rilasciò alla collega Maria Paola Masala (L’Unione Sarda, 03.03.1994); e due post dal volume del ricercatore Andrea Corda  (“Giornalismo in Sardegna, 1948-2013”). Spero vivamente, come auspica Gianfranco Murtas nei suoi lavori, che arrivino presto altri contributi di studi vari e magari qualche tesi di laurea che possa approfondire meglio il periodo storico e sociale in cui si inserì quello straordinario reportage (“Italia sotto inchiesta”), che oltre ad attirare l’interesse nazionale sulla nostra “bistrattata regione” e il plauso di molti sardi, non mancò di suscitare anche diverse critiche da parte di politici e intellettuali isolani. Insomma, mi auguro – nel solco di quanto già realizzato da altri –  di aver dato un ulteriore impulso ad un filone di studi ancora in parte da scavare negli archivi e nelle raccolte dei giornali.

Tagli su misura: ritratti nuoresi

Ma non c’è solo il reportage del 1963 su cui è importante soffermarsi. Tornando agli anni nuoresi, il ricordo felice della gioventù all’ombra dell’Ortobene gli rimase per sempre tanto da volerci dedicare due capitoli di un prezioso quanto ormai introvabile pamphlet pubblicato per Rizzoli nel 1960 dal titolo “Tagli su misura” con riferimento specifico all’abito sartoriale. Si tratta di una raccolta di brevi quanto pungenti ritratti di grandi personaggi di quel tempo o temi particolari a cui dedicò articoli pubblicati nel Corriere della Sera negli anni ’50.

Tra i padri fondatori di Israele Ben Gurion, Golda Meir e Moshe Dayan, il Papa Giovanni XXIII, attori come Eduardo e Gassman, ci infilò un primo capitolo intitolato semplicemente Nuoro in cui compaiono alcuni personaggi della sua gioventù rivisti a distanza di trent’anni. Ritratti affettuosi e garbati, che compongono un quadretto su quella bella e per lui mitica città barbaricina, simbolo di una Sardegna ancora lontana per economia, cultura e sviluppo dall’Italia del dopoguerra e del boom economico. 

Il custode del nuraghe

Ed un secondo godibilissimo capitolo dedicato a Gavino Calvia«il custode del più importante nuraghe della Sardegna, o per lo meno all’epoca il meglio conservato, quello di Santu S’antine , che vorrebbe dire San Costantino, e gli fa quasi concorrenza come età perché ha novant’anni suonati.È uno dei pochi che portano ancora sa beretta, ha un bel paio di baffi bianchi sul viso cotto dal sole, e quando gli chiedo come ha fatto a mantenersi così bene in salute, mi risponde: “Non mi sono mai impicciato dei fatti altrui”». 

Il racconto è una metafora del potere col personaggio il custode che nell’arco di una vita incontra i primi ministri Francesco Crispi e Giovanni Giolitti, i sovrani Umberto I e Vittorio Emanuele III, il duce Mussolini e poi il primo presidente repubblicano Giovanni Gronchi in visita in Sardegna e accompagnati a vedere il nuraghe più imponente. Da tutti il custode, interrogato su quanto guadagnasse, ebbe la promessa di un aumento, ma tutti poi si dimenticarono dell’impegno preso a gran voce e Gavino per sessant’anni continuò a guadagnare lo stesso stipendio. «Così – conclude l’apologo di Montanelli –  da allora si è formato la convinzione che anche i fatti propri, per gli altri, sono fatti altrui».

Fu forse questo suo antico legame con l’Isola a far sì che nel 1963 quando il Corriere della Sera avviò per due anni un grande reportage corale in tutte le regioni italiani con i suoi migliori inviati, che Montanelli scelse di ritornare in Sardegna per raccontarla come si presentava agli italiani sulle pagine del più importante quotidiano nazionale. 

Nel 1963 il reportage dei grandi inviati 

Questi bellissimi reportage furono firmati oltre che da Montanelli, da Piero Ottone e Alberto Cavallari che in seguito dirigeranno il Corriere, da Giovanni Russo e Gianfranco Piazzesi. Direttore dell’epoca era un altro straordinario direttore, Alfio Russo, succeduto al grande Mario Missiroli e che poi passerà il comando nel 1968 a Spadolini. 

Fu proprio Alfio Russo a decidere di fotografare l’Italia del boom, a cavallo degli anni del dopoguerra e di un’epoca moderna che si annunciava ricca di fermenti politici, economici e sociali, sguinzagliando le sue migliori firme in giro per la penisola dalle Alpi alla Sicilia. Oltre 150 reportage poi raccolti in un volume di 980 pagine intitolato “Italia sotto inchiesta”, edito da Sansoni nel 1965 e anche questo ormai rintracciabile solo in alcune biblioteche o su e-bay, in attesa che il Corriere un domani voglia riproporlo ai suoi lettori nell’ambito delle iniziativa editoriali del Gruppo.

Montanelli in Sardegna nel 1963

Tema principale di questo post, come dicevamo, è il viaggio di Montanelli in Sardegna nel 1963, un argomento vastissimo per la materia e come potete immaginare particolarmente impegnativo per il personaggio, un grande se non il maggiore dei giornalisti italiani del Novecento. 

Per ovvi motivi, dunque, non mi soffermerò su Montanelli giornalista, che tutti conoscono. Ma qui vorrei concentrarmi proprio sul reportage, su come Montanelli vedesse la Sardegna e come abbia restituito la sua immagine al pubblico italiano del Corriere che ricordiamo all’epoca vendeva 800 mila copie e aveva autorevolezza e prestigio quali nessun altra testata potesse vantare. E che poi vennero raccolti nel poderoso volume di Sansoni.

Italia sotto inchiesta: l’annuncio

Ebbene, il progetto si apre proprio col primo articolo di Montanelli sulla Sardegna, apparso sul Corriere venerdì 7 giugno. Ad annunciare il lavoro che sta partendo è un trafiletto in evidenza in un riquadrato di carattere neretto, in prima pagina intitolato “Italia sotto inchiesta”.

Ecco cosa dice:

“Da oggi il Corriere della Sera comincia il servizio Italia sotto inchiesta, affidato a un gruppo di nostri redattori e che ha lo scopo di fare un ritratto e al tempo stesso una radiografia del Paese. Gli aspetti positivi e quelli negativi, lo spirito di iniziativa e il ristagno delle singole regioni, i mali palesi e quelli occulti, le origini remote e i termini attuali di molti problemi, le condizioni geografiche che ne agevolano e ne ostacolano la soluzione: tutto sarà oggetto di questa inchiesta,

Il proposito è di creare quei presupposti di conoscenza concreta, obiettivo che soli possono condurre a una discussione veramente proficua e a un esame di coscienza sincero, al di là dei troppi luoghi comuni o degli schemi dottrinari e politici convenzionali, su quello che, nelle attuali condizioni, l’evidenza stessa delle cose suggerisce di fare agli italiani di buona volontà. Apre “Italia sotto inchiesta” il primo degli articoli che Indro Montanelli dedica alla Sardegna”.

I sette articoli sul Corriere 

Sette sono gli articoli, usciti fra il 7 ed il 16 giugno 1963. Eccone i titoli: 

  • 1.  “Sardegna, arcipelago di uomini” (7 giugno) 
  • 2. “Il blasone del pastore e lo scettro del contadino” (8 giugno, 
  • 3. “I campi in Sardegna soffrono ancora la sete” (9 giugno)
  • 4. “Il carbone è un ammalato grave che può contagiare la Sardegna” (11 giugno) 
  • 5.  “Strano gioco delle parti tra Stato e Regione in Sardegna” (13 giugno) 
  • 6. “L’oro della Sardegna è l’uomo” (15 giugno)
  • 7.  “Ora la Sardegna cammina” (16 giugno)

Il libro del 1965

Con titolo parzialmente mutato gli articoli compaiono nella raccolta del volume di cui abbiamo parlato. La sequenza degli articoli però cambia nell’ordine dei paragrafi del libro (come indicato qui sotto).  

1. Grande svolta (pag. 887)

2. Pastori e contadini (pag. 895)

3. Piano di rinascita (pag. 901) = articolo 5 del 13 giugno

4. Sete e esodo (pag. 907) = articolo 3 del 9 giugno

5. La Supercentrale (pag. 913) = articolo 4 dell’11 giugno

6. Missione senza missionari (pag. 919)

7. Presente e futuro (pag. 924)

L’editoriale sull’informatore del lunedì

Come già accennato, Montanelli scrisse un editoriale per l’Informatore del lunedì, settimanale sportivo del quotidiano cittadino. Fu proprio un vero regalo agli amici e colleghi cagliaritani che alla vigilia del suo reportage era andato a trovare nella redazione “storica” di viale Regina Elena dove fu accolto dal direttore del settimanale Franco Porru,  all’epoca pure corrispondente del Corriere della Sera e che quindi già conosceva  l’illustre inviato, insieme al vicedirettore Gianni Filippini.

Come ci ha raccontato Gianni Filippini, con una recente testimonianza inedita, non fu facile convincere Indro a scrivere un articolo, ma alla fine acconsentì con generosità esprimendo in quelle “due cartelle” dell’editoriale (“Della Sardegna parlo da sardo”). Un altro giornalista dell’Unione, Tarquinio Sini, che poi fece una prestigiosa carriera e all’epoca poco più che ventenne cronista, ricorda di averlo visto girare per la redazione e poi sistemarsi nella stanza del direttore del quotidiano Fabio Maria Crivelli che la domenica non era presente perché suo giorno di riposo settimanale: «Passò tutta la sera chiuso nella stanza battendo i tasti della Olivetti 22 del nostro direttore. Ricordo una figura elegante, con tutti fu molto cordiale e simpatico».

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