Il ruolo dei giornali nella Sardegna che cambia

Inchiesta della Rai nel 1964

I giornali e soprattutto i due quotidiani di Cagliari e Sassari ai primi anni Sessanta svolgevano un ruolo fondamentale nella Sardegna che cercava di uscire dall’arretratezza economica e sociale rispetto al resto d’Italia. L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna raccontavano i fatti, ma erano anche la vetrina del dibattito politico e culturale. Un ruolo importante lo copriva la radio, mentre cominciava ad essere sempre più seguita ed incisiva la televisione con i programmi generalisti e le inchieste giornalistiche. A documentare questi cambiamenti fu il programma “Come, quando, perché”, in onda il 30 giugno 1964 sul Primo Canale a cura di Aldo Falivena (ecco il link del video nelle Teche della Rai). Nella puntata dedicata alla Sardegna l’inviato della Rai intervista un pastore in campagna e successivamente all’interno della sua abitazione la nobildonna Gigina Rossi, sui rispettivi interessi nella lettura dei giornali.

Crivelli con Falivena

Falivena (Salerno, 1928 – Roma, 2021) era già un giornalista esperto di cronache e reportage e avrebbe fatto una lunga e fortunata carriera in Rai, realizzando programmi importanti e famosi. Nel 1964 lo troviamo nell’Isola per un servizio tra cronaca e cultura: capire e far capire come anche i sardi, attraverso la lettura dei quotidiani, potevano seguire gli avvenimenti locali e regionali, ma anche nazionali e internazionali. Dopo le prime testimonianze porta microfono e telecamera nella storica redazione de L’Unione Sarda in viale Regina Elena. Sul ballatoio che dominava la vasta tipografia affollata di tipografi, impaginatori, linotypisti, intervista il direttore Fabio Maria Crivelli ( il link). Aspetto giovanile e brillante, il direttore romano giunto a Cagliari dieci anni prima, aveva trasformato e modernizzato il quotidiano. Appesa alle sue spalle la prima pagina del primo numero del quotidiano (1889). Spiega Crivelli a Falivena: “Il nostro giornale svolge una funzione molto particolare, direi duplice, perché rompe la distanza geografica e l’isolamento umano in cui l’Isola è costretta da sempre. Raggiunge infatti non solo i grandi centri, ma arriva nei piccoli agglomerati dispersi nelle campagne, sino agli stazzi dei pastori. Inoltre riporta la voce della Sardegna nel mondo. Il giornale cerca di spezzare il cerchio della solitudine in cui il sardo vive e collega i sardi emigrati con la loro terra di origine a cui sono strettamente legati. Quando possono si abbonano, se lo fanno spedire o cercano L’Unione nelle edicole delle grandi città”. 

In tipografia a L’Unione Sarda

Franco Porru al banco dell’impaginazione in tipografia

Poi tocca al vicedirettore Franco Porru rispondere alle domande dal Bastione San Remy con alle spalle come sfondo il suggestivo panorama della città. Nella sala del consiglio Provinciale, nel Palazzo Regio in Castello che all’epoca ospitava le sedute dell’assemblea regionale in attesa della sede di via Roma, Falivena parla con i due cronisti di politica regionale: per La Nuova Sardegna c’è un giovane Mario Virzì che passando in seguito al quotidiano cagliaritano diventerà caporedattore, e il capocronista dell’Unione Antonio Ballero, penna di punta e attento osservatore della vicende cittadine.

 

Nella sede della Nuova

Arnaldo Satta Branca

Le immagini, quindi, ci portano a Sassari nella vecchia sede de La Nuova dove parla il direttore Arnaldo Satta Branca. Appese al muro le prime pagine del quotidiano nel corso del tempo: Satta Branca si sofferma su quella del 27 aprile 1926, quando il giornale uscì per l’ultima volta con un numero interamente composto con inserzioni pubblicitarie (si notino quelle di callifughi e sanitarie per curare il mal di piedi!) ricordando che il regime fascista, dopo diversi sequestri, aveva decretato la chiusura della testata. Il giornale non uscirà per 21 anni tornando in edicola nel 1947. Satta Branca spiega che nel 1891 fu battezzato “La Nuova” per distinguerlo da un altro giornale che si chiamava “La Sardegna“. Tra le firme prestigiose cita i nomi della Premio Nobel per la letteratura, Grazia Deledda, e nel dopoguerra del futuro presidente della Repubblica Antonio Segni che scriveva interessanti articoli di agricoltura, un campo in cui era appassionato e nel quale coprì anche il ruolo di ministro. 

Aldo Cesaraccio

Non poteva mancare tra gli intervistati Aldo Cesaraccio, caporedattore del giornale sassarese e autore della celebre rubrica “Al Caffè”, che firmava con lo pseudonimo “Frumentario” e di cui dice di aver scritto oltre 4500 pezzi. Sin qui i giornalisti. Ora Falivena chiede ai lettori cosa pensino del ruolo dei giornali e come li leggano. Immagini di pastori per i quali il giornale è più di una voce stampata, così per le vecchie generazioni, ma anche per i figli che continuano a lavorare nei campi. Straordinarie le sequenze di questi personaggi dei paesi, di donne giovani e anziane, e infine della scuola itinerante a bordo di bus.

I Paidobus

Nella Gallura di fine anni ’50 – racconta Falivena – fece la sua comparsa un’iniziativa unica di scolarizzazione su quattro ruote: il Paidobus (nella foto), un pullman attrezzato come una vera e propria aula di scuola per combattere l’analfabetismo in un territorio dall’habitat disperso, dove per molti bambini andare a scuola era un’avventura, nel senso letterale del termine, per le distanze chilometriche o per la mancanza di vie di comunicazione. Artefice dell’avveniristico progetto pedagogico l’allora Provveditore agli Studi di Sassari Salvatore Cappai, convinto che “se gli alunni non potevano raggiungere la scuola doveva essere la scuola ad andare da loro”, per garantire il diritto di ognuno all’istruzione.

Aldo Falivena illustra ai telespettatori questa esperienza didattica fondamentale in Sardegna come in altre regioni del meridione, dove c’erano strade polverose, paesini distanti tra loro e lontani dai principali centri, dove per i più giovani era difficile raggiungere e frequentare le scuole. Così con i “Paidobus” – come mostra il documentario – era la scuola che raggiungeva gli scolari. A fare lezione figure di maestri appassionati e competenti che utilizzano i giornali per parlare ai ragazzi dell’attualità.

Il maestro intervistato sul paidobus

Un’iniziativa che aveva presto superato le aspettative e, limitatamente all’area, divenne un mezzo di integrazione sociale, nata in un clima di generale attivismo su temi socialmente importanti come la scuola e una generazione di insegnanti aperta a nuove sperimentazioni pedagogiche. Tra i vari maestri che con entusiasmo hanno partecipato al progetto per alcuni anni, Falivena ne intervista uno particolarmente entusiasta che illustra bene il metodo utilizzato per insegnare agli alunni delle elementari come si possa fare lezione anche con i giornali nei quali i bambini trovano le notizie di cronaca e attualità non solo della Sardegna, ma di tutto il mondo. Non a caso che il maestro sia anche un giornalista, collaboratore e corrispondente dalla Gallura de La Nuova Sardegna. 

Fonti:

Rai Teche

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