Un ritratto a tutto tondo del giornalista, puntuale cronista della città, ma anche fine letterato, rimane nel saggio di Gianni Filippini da “I 2.000 Sardi più illustri“, volume 18 (pag 32/34), nella collana edita da L’Unione Sarda per “La biblioteca dell’identità” e pubblicato come supplemento del quotidiano nel 2005, con la collaborazione di AM&D Edizioni. Filippini traccia una affettuosa biografia del giornalista legato al quotidiano di Cagliari per oltre quarant’anni, descrivendo a fondo l’uomo umile e schivo, l’aristocratico del rione Castello, il cagliaritano doc, il personaggio autentico che Ballero fu e rappresentò per la sua città. Del resto Filippini ebbe modo di conoscerlo molto da vicino, nella redazione in cui il futuro direttore entrò giovanissimo e Ballero era già una penna di punta del giornale e del giornalismo sardo.
Nella palazzina e nella tipografia di viale Regina Elena per molti anni lo vide ogni giorno, o meglio dire ogni notte, intento e infaticabile al lavoro ed ebbe occasione di apprezzarne le grandi qualità professionali e umane. Per questo è fondamentale questa biografia scritta da un altro giornalista che, come Ballero, occupa un posto importante nella storia del giornalismo sardo. 
Su Gianni Filippini (nella foto) rimandiamo al post e alle numerose citazioni presenti in questo sito. Qui di seguito leggiamo quanto ha lasciato in uno dei volumi della Biblioteca dell’identità, da lui avviata e diretta sino al 2017.
Antonio Ballero Ciarella
di Gianni Filippini
Veramente un grande giornalista, Antonio Ballero (Cagliari 1905 – Venezia 1976). E uomo a dir poco singolare. L’ho conosciuto di persona quando sono entrato a L’Unione Sarda, ma da anni ne leggevo con interesse gli articoli sul quotidiano, in particolare nella pagina di cronaca cagliaritana. E subito mi è parso in una redazione che aveva un grande direttore (Fabio Maria Crivelli, ndr) con pochi bravissimi giornalisti, un professionista di grande qualità. Forse per certi articoli prediligeva uno stile letterario che sapeva d’antico. Ma quando redigeva i corsivi, soprattutto quelli della rubrica “Terrapieno” che firmava semplicemente “Il cronista” aveva stile brillante e incisivo. Seppure con garbo sapeva essere un polemista duro e un critico inflessibile. Era letto e rispettato sia dai comuni cittadini che dagli abitanti del Palazzo.
Formalmente, in quella seconda metà degli anni Cinquanta, Antonio Ballero de L’Unione Sarda era il capocronista. Ma quella qualifica non lo impegnava nell’organizzazione del settore. Era capocronista, in pratica, perché scriveva la maggior parte degli articoli pubblicati in apertura di pagina. I capocronaca, appunto, dedicati ai temi della vita cittadina dibattuti in Consiglio comunale e nella Giunta. Il resto dell’informazione aveva le attenzioni di due redattori che hanno poi conquistato un posto di grande rilievo nella storia del giornalismo: Peppino e Vittorino Fiori.
Ritratto del personaggio
Un po’ per gli anni trascorsi, un po’ perché era sempre circondato dalle dense nuvole di fumo delle sigarette accese una dopo l’altra e consumate con boccate lunghe e nervose, mi riesce difficile richiamare alla mente, nitidamente, i tratti somatici di Antonio Ballero. Ricordo che portava gli occhiali e che era di una magrezza indescrivibile. Trasandato nel vestire, aveva i comportamenti gentili della sua nobile famiglia (i Ballero Pes). Cagliaritano con un forte e dichiarato orgoglio di appartenenza, amava profondamente la sua città. In apparenza distratto, triste e indifferente, sapeva infilarsi nelle altrui discussioni con battute fulminanti e divertenti. Ricordo benissimo – non era interessato alla rivoluzione della macchina da scrivere – la sua abitudine di scrivere gli articoli su piccoli fogli di carta, tagliati in modo diseguale e riempiti da una scrittura fitta e minuta, così poco comprensibili da richiedere, in tipografia, gli interventi disperati del proto che per necessità e per attenuare le proteste dei linotipisti aveva dovuto assumere il ruolo di interprete ufficiale di quella impossibile grafia. Eppure, diventati articoli, nel piombo e in pagina, quegli scritti erano puntualmente esemplari per sostanza e forma, risultavano obbiettiva espressione di alta professionalità. Soprattutto erano articoli che piacevano molto ai lettori de L’Unione Sarda.
Grande cronista e fine letterato

Di Antonio Ballero si apprezzava soprattutto la profonda conoscenza della città e dei suoi abitanti, la sua capacità di criticare e stimolare l’amministrazione pubblica, la disponibilità sincera a schierarsi dalla parte dei cittadini. E anche quando gli argomenti e gli eventi lo suggerivano o addirittura lo sollecitavano, di concedere alle pagine del quotidiano – come era normale nel giornalismo di fine Ottocento e dei primi decenni del Novecento – il lusso di scritti di buona prosa letteraria.
Dopo averci lavorato per quarant’anni, Antonio Ballero andò via da L’Unione Sarda (per trasferirsi a Venezia) giusto in tempo per non essere travolto o quanto meno messo a disagio dalle molte e radicali novità sul versante professionale e tecnico del giornalismo. Da lontano, per un certo tempo, continuò a scrivere, a inviare articoli che giustamente il giornale ospitava soprattutto nella pagina della cultura: con la conferma di un livello di scrittura molto alto proponevano le suggestioni le suggestioni di un impareggiabile Amarcord. Alcuni scritti sono stati poi riproposto in volumi accolti con aperto consenso dai lettori. Non sono molti, purtroppo, coloro che ricordano questo grande giornalista e quest’uomo singolare che con rapide pennellate di straordinaria forza evocativa disegnava personaggi e luoghi della sua Cagliari.
Ad una superficiale valutazione Antonio Ballero sembrava appartenere ad un tempo lontano e definitivamente tramontato. In realtà aveva il dono raro dell’incorruttibile attualità. Ed è un dono che soltanto i grandi giornalisti sanno e possono fare.
