La lezione del Covid

I vaccini l'arma decisiva contro il virus

Attivata la Green card, si cerca ora di far ripartire l’economia puntando sulla ripresa del turismo, tra speranze e timori a causa dei mutamenti del virus che non è affatto scomparso. Abbiamo riconquistato molte libertà, ma il clima delle vacanze non deve farci dimenticare le cronache di un tempo recentissimo che non è ancora passato.  

Guardando indietro, fino agli ultimi giorni di febbraio del 2020, ci tornano alla memoria le notizie terribili che arrivavano dalla Cina e poi dal Nord Italia. Montava la paura che congelava le esistenze di tutti. Le immagini degli ospedali nel caos, gli anziani rinchiusi nelle Rsa, le processioni notturne dei camion militari con le bare, infine la vita blindata con una parola per noi sconosciuta: “lockdown”. Anche l’Italia, come tutti i Paesi del mondo, era in guerra contro un nemico ignoto e impalpabile, ma che ogni giorno mieteva migliaia di morti. Quel nemico misterioso ha un nome, Covid-19, e il virus responsabile, il SARS-CoV-2, non è stato sconfitto definitivamente, continua a colpire di qui e di là, a fare vittime e a trasformarsi in altre forme subdole e resistenti. Ma adesso lo conosciamo meglio, anche se le armi definitive per combatterlo (a parte gli anticorpi monoclonali, unici farmaci specifici) non sono ancora di largo impiego e disponibili su scala globale. Oggi però c’è il vaccino. Anzi, i vaccini, il solo strumento efficace per “spegnere” una pandemia.  

Il prof. Marcello Piazza

Oltre le varie polemiche sui vaccini che producono soprattutto gran confusione tra la gente, da tutto questo si può trarre una lezione già scritta nella storia e che deve farci riflettere per l’immediato futuro. Tra la fine della Grande guerra e il 1921 ci fu la terribile influenza “spagnola” che fece, si dice, oltre cento milioni di morti. Poi scomparve d’improvviso. Ma gran parte delle pandemie sono state debellate dal pianeta solo grazie alla scienza. Alla fine degli anni 60 il problema delle malattie infettive sembrava fosse stato risolto con la scoperta dei chemio-antibiotici e dei vaccini che consentivano la eradicazione di batteri e virus. 

Nello stesso periodo una delle massime autorità americane di Sanità pubblica, dichiarò che la fine delle malattie infettive era imminente. «Mai previsione fu più incauta e azzardata», scrive nella sua autobiografia il professor Marcello Piazza, luminare napoletano, considerato il padre della legge sulla vaccinazione obbligatoria contro l’epatite B e tra i primi in Italia a studiare l’Aids. Infatti agli inizi degli anni 80 si diffuse prima negli Stati Uniti e poi ovunque il virus che causava la malattia. Le ricerche si intensificarono, ma solo nel 1997 si cominciarono a produrre i primi farmaci contro l’Aids. Durante questi anni sono morte nel mondo oltre 38 milioni di persone. «Se il virus dell’Hiv – sottolinea Piazza – avesse avuto la stessa modalità di trasmissione aerea come quella dei virus influenzali e dell’attuale Coronavirus, verosimilmente l’umanità si sarebbe estinta».

Il prof. Carlo Contini

In prima linea contro il Covid-19 c’è anche un infettivologo sassarese, il prof. Carlo Contini, autorevole docente dell’Università di Ferrara. «Se siamo arrivati a questo punto – afferma – è grazie ai vaccini realizzati con tempi record impensabili sino ad un anno fa. Per il vaccino contro la varicella occorsero 28 anni ,11 anni per la difterite e la poliomelite, solo 18 mesi per il Covid-19. Un risultato straordinario, che impedisce al 95 per cento dei casi di sviluppare la malattia grave che porta alla morte. Oggi ne disponiamo di ogni genere e ne sono allo studio altri 200». 

Restano aperti alcuni problemi all’esame degli scienziati quali le varianti del Covid-19, le conoscenze riguardo alla durata dell’immunità, la necessità di una terza dose. Ma la strada è stata tracciata e, come sostiene Contini, bisogna procedere con la medesima rapidità verso l’immunità di gregge per evitare una possibile quarta ondata. Dobbiamo ancora scoprire se tutto sia partito da un laboratorio cinese oppure, come sostengono i più, sia originato da un salto di specie dei pipistrelli (Spillover) nel cibo cinese. Fatto non certo secondario per la scienza e per le relazioni con Pechino.

Nei prossimi mesi, oltre a completare la vaccinazione di massa, sarà fondamentale seguire protocolli profilattici e terapeutici a livello internazionale perché il mondo sia in grado di lanciare un allarme tempestivamente e disporre di Piani pandemici nazionali attualizzati. L’Italia – è noto – aveva il suo Piano che risaliva al 2006 e da allora “dimenticato” da chi avrebbe dovuto aggiornalo e metterlo in pratica. 

Fonti:

L’Unione Sarda, 09.07.2021

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