Un Paese senza memoria storica

Episodi razzisti seminano l'odio

Il nome di Eugenio Luppi, goleador di una squadretta di seconda categoria dell’Emilia, già non dice più niente a nessuno a una settimana dall’inqualificabile episodio, ma il suo gesto non potrà essere dimenticato così facilmente. E’ entrato nella galleria di foto da brivido che con frequenza sempre più inquietante riempiono le pagine dei giornali e i siti dei social, mostrando atti che con il calcio e lo sport nulla hanno a che fare. Dai saluti romani del laziale Di Canio, all’immagine di Anna Frank accostata da ultras, ancora laziali, ai colori della maglia della Roma. Ai cori razzisti di tifoserie padane per insultare il giocatore di colore avversario alle aggressioni fuori dagli stadi.

Il giocatore Luppi fa il saluto fascista dopo il gol segnato al Marzabotto

Il fatto accaduto a Marzabotto è solo l’ultimo di una catena che non sembra fermarsi, nonostante le reazioni pubbliche di condanna, gli appelli al buonsenso, le punizioni disciplinari e persino le conseguenze penali. Evidentemente non bastano, se ogni tanto rispuntano nelle cronache. A riflettori spenti sembra che il gesto avvenuto nel campetto di Marzabotto sia già passato all’archivio, mentre tutti parlano del futuro Ct della nazionale e della ripresa della Serie A. Ma non possiamo far finta che niente sia accaduto e dobbiamo pretendere, come cittadini e come sportivi, che la conclusione dei procedimenti disciplinari e penali siano ben pubblicizzati e soprattutto servano da monito per il futuro. Non si possono più tollerare episodi del genere, ma per arrivare a questo non sono certo sufficienti le punizioni e gli appelli. Occorre che dirigenti e tecnici stiano più attenti, perché non è neppure accettabile il comportamento dei compagni e dei responsabili della squadretta di Luppi che, davanti alle televisioni, si sono stupiti e quasi defilati con i classici <<non ci siamo accorti di niente, non sapevamo>>. Per restare nell’argomento sembrava di sentire le voci di chi, al tempo delle persecuzioni nazifasciste, girava la faccia dall’altra parte o diceva di ignorare arresti, stragi, campi di concentramento.

Quel giocatore che a venticinque anni non può essere chiamato “incosciente ragazzo” sarà raggiunto dai provvedimenti previsti dal regolamento federale. Niente in confronto alle denunce per apologia di fascismo avviate dal Comune di Marzabotto e dall’Anpi (associazione dei partigiani) e presumibilmente da altre persone colpite negli affetti come i familiari delle vittime della strage nazista. Nel paesetto emiliano nel settembre del 1944 vennero trucidati 770 civili, non partigiani, ma inermi anziani, donne, bambini e persino neonati.

Il memoriale delle vittime della strage di Marzabotto

Ebbene, quell’Eugenio Luppi dopo aver segnato il gol che dava la vittoria alla sua squadra contro il Marzabotto ha pensato bene di togliersi la maglia mostrando sotto una t-shirt col simbolo della Repubblica di Salò e di esultare alzando il braccio a mo’ di saluto fascista. Il giorno seguente si è scusato, dicendosi <<sinceramente pentito>> e aggiungendo di essere stato mal interpretato. In realtà col braccio teso – ha detto – stava salutando il babbo in tribuna. Al danno la beffa.

Di fronte a episodi come questo è inutile invocare pesanti punizioni perché il giovane Eugenio forse neppure capirebbe ed anzi coverebbe sentimenti di reazione ben diversi da un sincero pentimento. La vera punizione sarebbe di costringerlo a vedere i documentari sulle stragi con le testimonianze dei superstiti, oggi ormai anziani, e film quali La “Notte di San Lorenzo” dei fratelli Taviani o “Miracolo a Sant’Anna” di Spike Lee che ricostruiscono fatti tragici come Marzabotto. E fargli leggere gli atti delle inchieste sulle stragi naziste, purtroppo in gran parte rimaste senza colpevoli. Bisogna che genitori, dirigenti e insegnanti spieghino ai giovani e che i giovani conoscano la storia per capire che un gesto come quello di Luppi non può essere considerato una bravata. Altrimenti a che servono le commemorazioni e ogni anno ricordare Marzabotto, Auschwitz e le Fosse Ardeatine?

Fonti:

Da L’Unione Sarda, 5.12.2017

Copyright©2018 www.CarloFigari.it - Privacy Policy - Cookie Policy