Fosse Ardeatine, verità oscurate

L'anniversario della strage 75 anni dopo
L'Unione Sarda - 24.03.2019

A settantacinque anni dalla strage delle Fosse Ardeatine, il 24 marzo del 1944, ancora brucia il ricordo della rocambolesca fuga dall’ospedale militare Celio di Roma di Herbert Kappler, comandante della Gestapo nella capitale e condannato all’ergastolo quale criminale di guerra. Fu lui il principale responsabile del massacro di 335 civili e militari detenuti nelle carceri romane come rappresaglia dopo l’attentato di via Rasella in cui morirono 32 soldati nazisti. Ordinò di fucilare dieci italiani per ogni tedesco e, per sua iniziativa, fece aggiungere altri quindici ostaggi. Il suo nome è legato anche alla retata dei 1200 ebrei del Ghetto di Roma nell’ottobre del 1943 (torneranno dai lager solo in quindici) e ai rastrellamenti di migliaia di civili. Catturato dagli alleati e processato nel 1948 resterà nel carcere di Gaeta per trent’anni. Malato di tumore fu trasferito al Celio dove nella notte di Ferragosto del 1977 fuggì come in un film giallo. Con la complicità della moglie (che dichiarò di averlo nascosto in una coperta) riuscì ad eludere la sorveglianza e a raggiungere la Germania. Finì i suoi giorni serenamente a casa.

Quella fuga, dalla trama inverosimile così come venne ricostruita nella narrazione dell’epoca, scosse l’opinione pubblica per brevissimi mesi per essere dimenticata e definitivamente archiviata tra i tanti misteri di questo Paese.

Diversi fatti, in quel tragico 1978 a cominciare dal caso Moro, spostarono l’attenzione mediatica dalla fuga di Kappler che ebbe pesanti coperture politiche ai vertici del governo e coinvolse i servizi segreti italiani e tedeschi, considerati i veri registi dell’operazione.

Come aveva fatto Kappler in quelle condizioni a uscire indisturbato dall’ospedale? I sospetti e le prove che ci fossero altri complici, oltre alla moglie e ad un presunto gruppo di amici, sembrarono subito evidenti. Alla fine pagarono solo alcuni agenti della vigilanza, un loro superiore e il ministro della Difesa Vito Lattanzio costretto alle dimissioni. Lo stesso Lattanzio, in un’intervista, confermò le indiscrezioni della vedova Kappler, secondo la quale l’ordine di allentare la vigilanza arrivò dai vertici del governo a guida democristiana.

Il governo federale tedesco si oppose poi alla richiesta di estradizione e la morte di Kappler (febbraio 1978) portò alla chiusura dello scottante caso. Così la memoria dei 335 martiri trucidati nelle cave Ardeatine fu oscurata dalle trame politiche e dai servizi segreti deviati che in quegli “anni di piombo” misero a rischio il Paese sconvolto dal terrorismo.

Un altro mistero dell’Italia dei misteri. Kappler rappresentava il simbolo dell’orrore nazista, uno dei più efferati ufficiali della Gestapo. Ma un’inquietante ragione di stato prevalse sulla giustizia e sul dolore dei familiari. Da allora, per quanto ne sappiamo, nessuno ufficialmente ha svelato i retroscena e ha chiesto scusa.

 

Ogni anno si commemorano le 335 vittime, tra cui nove sardi che si trovavano reclusi nelle carceri romane, ma nelle toccanti parole di presidenti, ministri e autorità non si accenna mai a questa vergognosa  vicenda. Si parla molto di “coesione” e “memoria condivisa”, ma poco o niente di verità storica che pare non interessi più a nessuno.

Nel giorno del ricordo delle vittime ha un senso richiamare l’attenzione sul responsabile del massacro e sulla sua clamorosa fuga? Appena un mese fa il procuratore generale della Corte militare d’Appello Marco De Paolis ha rilevato che di 60 condanne all’ergastolo di criminali nazisti (oggi quasi tutti morti o ultranovantenni) nessuna è stata eseguita da Austria e Germania. Sono ancora pendenti tre esecuzioni riguardanti le stragi dei soldati italiani a Cefalonia e di centinaia di civili nell’Appennino Tosco Emiliano. Inoltre non si può tacere che ben 31 mandati di arresto europei emessi da tribunali militari non sono stati mai eseguiti e mai nessun familiare delle vittime è stato risarcito, nonostante le sentenze di condanna nei confronti dei criminali e, in solido civilmente, del governo tedesco.

Fonti:

L’Unione Sarda, 24.03.2019

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