Il pittore Filippo Figari prigioniero in guerra

La notizia pubblicata su Il Giornale d'Italia
Fonte: Archivio privato famiglia Figari

Pubblichiamo qui l’articolo uscito sul quotidiano Il Giornale d’Italia di Roma, giovedì 13 dicembre 1917, e riportato nel volume “La Guerra a fuoco”, catalogo della mostra svoltasi a Cagliari 17-30 dicembre 2016, a cura del Club Modellismo Storico Cagliari.

 

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Il Giornale d’Italia dell’epoca, quotidiano nazionale pubblicato a Roma. Nelle sue pagine uscì questo articolo su Figari.

Cagliari, 5 dicembre 1917

Dopo alcune settimane di ansia indicibile, ieri soltanto è pervenuta alla famiglia la notizia che il pittore Filippo Figari, Sottotenente del … fanteria, è stato fatto prigioniero con l’arma in pugno, combattendo per la gloria e la grandezza d’Italia. Quando la voce della patria lo ha chiamato, il valorosissimo artista stava dando gli ultimi tocchi ai grandi quadri della volta del salone di ricevimento del nuovo palazzo del Comune, che già vanta la vigorosa e superba decorazione della Sala dei Matrimoni da lui ideata e compiuta. Dei quadri magnifici e così ricchi di forza e di colore che hanno formato l’ammirazione di quanti li hanno veduti, il Giornale d’Italia ha avuto occasione di parlare a suo tempo, non solo, ma di offrire ai suoi lettori qualche riuscita fotografia. Compiuta la volta del Salone dei ricevimenti, la forte e vibrante creazione che ha tutte le caratteristiche delle opere del giovanissimo artista votato indubbiamente alla gloria, ebbi il piacere io stesso di parlarvi delle interessantissime pitture e di mandarvi la primizia di qualche fotografica da voi riprodotta.

Un riquadro della Sala dei matrimoni dipinto da Figari alla vigilia della guerra

Chiamato a compiere il suo dovere di soldato, lasciò il pennello ed impugnò la spada, con la stessa fede e con lo stesso entusiasmo con cui aveva accarezzato fin allora la diletta arte sua. Partì senza neanche iniziare i lavori di decorazione del grande Salone Consiliare dello stesso palazzo comunale, nel cui concorso il giovanissimo pittore cagliaritano aveva riportato la più bella vittoria di fronte ad una schiera di artisti, tra i quali i nomi più quotati della penisola. Oggi, le bianche nude pareti dell’ampissima sala che sarà la più grande e la più maestosa della nostra città aspettano, a guerra finita, il ritorno del pittore- soldato. Ed egli vi gitterà le fiamme della sua tavolozza ardente e superba, vi gitterà i bagliori della sua virile intelligenza, i segni del suo forte personale vigore pittorico.

Chi sa quante volte, dalle trincee il pensiero del soldato sereno e magnifico sarà volato al palazzo del nostro Comune, soffermandosi sulle opere già compiute, sognando quelle che dovranno completare la decorazione del più bello e più ricco palazzo dell’isola. Dal giorno in cui partì, ogni palpito del suo cuore fu dedicato alla patria, alla famiglia ed all’arte sua. Bisogna leggere, come noi abbiamo letto, le lettere che egli è andato scrivendo ai genitori, ai fratelli, alla sorella Maria dal giorno i cui si sentì soldato e votò tutta la sua giovinezza ardente e pura alla causa santa per cui la Nazione elevatasi in piedi combatte, soffre, artigiana della vittoria inevitabile. Sono lettere vibranti del più alto patriottismo, della fede più ardente dei destini della patria: lettere di artista e di soldato, fulgenti della luce più bella e più pura.

Dipinto di Figari che ritrae il giovane sottotenente cagliaritano Luigi Siotto Luigi Siotto che fu ufficiale nella “Brigata Sassari” e cadde l’8 giugno 1916 a Monte Fior in una delle primissime disperate azioni di quello che Lussu avrebbe chiamato «un anno sull’Altipiano». Il dipinto ad olio è esposto nella sala delle conferenze a Palazzo Siotto, in via Lamarmora a Cagliari, sede della Fondazione intitolata alla famiglia Siotto. Qui il giovane ufficiale (1894-1916) è ritratto all’alba mente legge una mappa sul campo di battaglia.

Ma un giorno, là su, sulle vette aspre dei monti che seppero il suo valore, Filippo Figari sentì la nostalgia della sua tavolozza e del suo pennello. E mentre gli aeroplani passavano sull’azzurrità del cielo e gli echi ripetevano il rombo del cannone, Filippetto Figari, in poche ore di sosta, ideò e dipinse la cartolina del suo reggimento, la bella e significante cartolina, che riprodotta in migliaia di esemplari girò fra le mani di tutti i soldati della brigata.

Il soldato dal viso bronzeo e maschio che nella composizione del Figari stringe fieramente la bandiera della patria e guardando lontano par che dica: guai a chi la tocca! è la figura ercole di un figlio autentico di Sardegna, di questa nostra fedele ed eroica Sardegna che ha scritto pagine rutilanti di gloria nella storia della nostra guerra. Il giovane soldato che servì da modello al pittore, dopo un mese cadeva eroicamente sul campo di battaglia. E come lo pianse Filippetto Figari e come ne scrisse ai suoi, ricordandone la bontà, la ferrea volontà, il coraggio leonino: “anche il mio buon modello delle cartoline, il mio buon Mossa è caduto! Ma il pianto non sminuisce il nostro fervore. Ogni giorno che passa, se aumento il novero delle vendette da fare, ci avvicina ognor più alla vittoria certa che ci sorride e ci chiama. E noi le andiamo incontro anelanti, incuranti di ogni sacrificio, lieti anzi di soffrire per questa Italia nostra sacra e grande”.

Particolare della cartolina del 45mo Reggimento: il soldato raffigurato è il fante Matteo Mossa che si prestò da modello per il disegno di Figari. Morì pochi giorni dopo.

Da quasi un mese, come abbiamo detto più su, mancava alla famiglia del pittore-soldato ogni e qualunque notizia diretta. Quelle anzi che da altre vie giungevano, tratto tratto, erano tutt’altro che tranquillizzanti. L’ansia si era fatta angosciosa negli ultimi giorni, e l’ansia della famiglia Figari era ansia di tutta la cittadinanza che ama il suo giovane e valoroso artista e ne è fiera ed orgogliosa. La notizia della sua prigionia ha rasserenato un po’ tutti. Siamo certi di renderci interpreti del cuore di Cagliari, inviando al prigioniero dei barbari il saluto commosso della nostra solidarietà. Torna presto o Filippetto, fra noi, torna alla tua arte. È nostra la gloria tua.

Dopo 10 mesi di prigionia, non prima di avervi tentato varie volte, l’artista-soldato riusciva a eludere la sorveglianza del presidio e a fuggire. Per anni in famiglia si sarebbe raccontato di una fuga rocambolesca, agevolata ancora una volta dalle sue doti artistiche e dalla ottima conoscenza della lingua tedesca perfezionata durante il suo soggiorno a Monaco di Baviera. Introdottosi all’interno di un carrello porta biancheria sarebbe riuscito a superare le mura dalla fortezza. Successivamente, con un documento da lui abilmente falsificato, avrebbe superatoi controlli di polizia, allontanarsi indisturbato dall’Ungheria e riuscendo infine a rientrare in Italia.

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