«La mia Videolina»

Il racconto di Bepi Anziani, direttore per 26 anni

 

Dopo Radiolina, a soli tre mesi di distanza, si festeggia l’anniversario di Videolina che, come la radio, compie 45 anni in questa estate del 2020 e si conferma ai vertici delle più vivaci e longeve emittenti private italiane. In questo post ripercorriamo la lunga vita della più importante tv locale dell’Isola attraverso il ricordo di Bepi Anziani, che ha iniziato la sua carriera giornalistica proprio a Radiolina passando poi a Videolina dove è stato direttore per 26 anni. Questo bel ricordo in prima persona di chi ha vissuto passo passo l’avventura delle tv locali dagli esordi ad oggi, ha il valore di un autentico saggio e rappresenta un capitolo nella storia del giornalismo in Sardegna a partire dagli anni Settanta. Si citano nomi, personaggi, fatti ed eventi, ciascuno è un piccolo tassello di una lunga storia. Dai fondatori dell’emittente ai giornalisti, dagli operatori tv ai tecnici di regia, dagli dirigenti responsabili di programmi e palinsesti agli amministrativi: tutti hanno avuto un ruolo e hanno lasciato un segno e un ricordo. Difficile, ma può capitare, potrebbe essere sfuggito qualche nome o episodio, però grazie alle infinite possibilità del web si potrà sempre aggiungere o rimediare ad un errore.

Alcuni protagonisti non ci sono più. E alla loro memoria va il commosso ricordo di Anziani e di tutti coloro che hanno conosciuto e stimato personaggi quali i formidabili amministratori delegati Paolo Campana ed Enrico Rais, il regista Sebastiano Deriu, il giornalista di Olbia Alfonso De Roberto e l’esperto telecronista sportivo Puppo Gorini.

Videolina continua oggi nel digitale e sul canale satellitare ad essere la televisione dei sardi nel mondo. Ringraziamo Bepi Anziani per questo suo puntuale ed appassionato ricordo, che va a completare il post dedicato alla storia di VL. A questi interventi, altri si potranno aggiungere con ulteriori testimonianze e contenuti, capitoli di un libro ancora da scrivere per intero e da pubblicare.

 

Bepi Anziani: i 45 di Videolina

«Sono arrivato a Radiolina nel gennaio del 1978, portato da un giornalista all’epoca molto conosciuto come Ovidio Fioretti, ex Ansa e caporedattore a Tuttoquotidiano che aveva appena cessato le pubblicazioni. Come molti suoi colleghi, Fioretti aveva trovato ospitalità e lavoro nel nascente gruppo editoriale di Nichi Grauso che, anche grazie al loro impegno, si avviava ad uscire dalla fase pioneristica per diventare una realtà professionale.

Collaboravo ai notiziari radiofonici e il mio lavoro si protraeva spesso molto oltre il richiesto. Passavo a Radiolina intere giornate e a volte anche molte ore notturne nelle quali, insieme a Giacomo Serreli, mi divertivo a proporre musica e mandare in onda telefonate degli ascoltatori. Radiolina occupava il secondo piano dello stabile di Via Martini 17 e dalla finestra dello studio si poteva godere di un panorama incredibile su Cagliari che spaziava fino al mare.  Appena un piano sotto c’erano invece gli studi di Videolina.  Lì la vita scorreva più frenetica. C’era un via vai continuo di giornalisti, cameramen, ospiti, collaboratori e curiosi tanto che regnava sempre una certa confusione e non era semplice lavorare serenamente.

Dopo pochi mesi dal mio arrivo in radio cominciai a collaborare anche con la televisione. Mi ci portò Franco Congiu che curava le trasmissioni sportive di Videolina e mi diede la possibilità di firmare i miei primi servizi video. Il primo in assoluto fu nella palestra della Ginnastica Arborea in vico Tuveri dove si svolgeva una manifestazione a squadre. All’epoca la televisione non aveva molte telecamere e soprattutto non aveva personale che le usasse. Ci si serviva perciò di collaboratori esterni, una sorta di appassionati volontari che avevano la proprietà di una telecamera e la mettevano a disposizione. Uno di questi era Erminio Saviola, che condivideva la sua attività di mobiliere alla passione per la radio e la realizzazione di video. Quel giorno all’Arborea per girare le immagini del mio servizio d’esordio arrivò lui, che non conoscevo, e quell’incontro diede vita ad una splendida amicizia ancora oggi inscalfibile.

L’esordio con Martedì sport

In breve tempo arrivai alla conduzione di qualche programma. Il primo fu Martedì sport, un contenitore di servizi sui principali avvenimenti della domenica intervallati da interviste ad ospiti in studio. Per dirvi di quanto fossero diversi i tempi vi basti pensare che spesso conduttore e ospiti si accendevano tranquillamente una sigaretta e fumavano allegramente mentre erano in onda. Con un bel portacenere in primo piano.

In Via Martini conobbi molti dei miei amici migliori. Quando cominciai a circolare a Videolina il telegiornale era appena stato affidato a due giovani giornalisti provenienti da Tuttoquotidiano, Andrea Coco (che faceva la parte del capo) e Francesco Birocchi. Con loro lavorava Mario Carboni e un paio di ventenni in cerca di affermazione, Andrea Frailis e Giacomo Serreli. Un programma settimanale di approfondimento era invece curato da Mauro Manunza, importante giornalista dell’Unione Sarda, che mi diede l’opportunità di lavorare con lui alla realizzazione di alcuni reportage. La mia fortuna che non fu difficile essere accolto in questi gruppi di lavoro e costruire le basi della mia carriera. Ma importante fu anche la mia tenacia nel lavorare quasi senza compensi per tanto tempo sicuro che sarebbe arrivata la ricompensa.

Foto di gruppo nello studio con tecnici e conduttori

Carriera che ebbe la sua prima svolta nell’estate del 1980 quando fui assunto a tempo indeterminato nella redazione del Tgs. In quel tempo il direttore era Francesco Birocchi (Coco era andato alla nascente Rai Sardegna nel 1979) e il trasferimento della sede da Via Martini a Viale Marconi aveva trasformato Videolina in una vera impresa editoriale. Fummo assunti praticamente insieme in quel 1980 Frailis, Serreli e io ed insieme abbiamo lasciato il lavoro dipendente fra il 2016 e il 2017. 

Direttore a 29 anni

Nel 1983 anche Birocchi andò alla Rai e il suo posto di direttore del Tg venne preso da Sandro Angioni, che si occupava anche dei programmi della televisione. Il suo incarico durò però appena un anno. Una divergenza con l’editore Grauso ruppe il loro rapporto di fiducia dando vita ad una crisi di gestione dell’informazione che non si era mai vista prima a Videolina. Cominciò cosi, nel marzo del 1984, a 29 anni, la mia avventura di direttore del tg di Videolina che si è interrotta soltanto nel dicembre del 2010 dove oltre 26 anni e mezzo col passaggio del testimone ad Emanuele Dessì.

Flavia Corda e Bepi Anziani

Anche nel 1999, quando Nichi Grauso cedette le sue aziende a Sergio Zuncheddu fui confermato nell’incarico ed anzi, fin da subito, il nuovo editore mi chiese di occuparmi, anche come manager, della televisione dandomi l’incarico prima di Vice e poi di Direttore generale al posto del mitico Enrico Rais.

Tanti e tanti sono i giornalisti, i tecnici, i collaboratori con i quali ho trattato in questi anni. Fra questi non posso non citare quella che sarebbe diventata mia moglie, Flavia Corda, arrivata nel novembre del 1984 dopo un paio d’anni di corrispondenze da Nuoro e poi, nell’88, anche lei assunta in Rai.

Due generazioni di giornalisti

La redazione in viale Marconi

Ma un posto speciale nell’informazione di Videolina lo occupano, oltre a quelli già citati, Puppo Gorini, Nicola Scano, Giorgio Porrà, Susi Ronchi, Maria Francesca Chiappe, Stefano Salone, Luigi Almiento, Simona De Francisci, Andrea Sechi, Stefano Fioretti, Valerio Vargiu e Bruno Corda, Teresa Piredda, Egidiangela Sechi. Coloro che hanno fatto grande e lanciato Videolina oltre Cagliari, Gibi Puggioni da Sassari, Alfonso De Roberto da Olbia, Chichito Zuddas da Nuoro, Paolo Desogus da Oristano.

Ma l’elenco sarebbe lunghissimo e ingiusto dimenticare qualcuno. Tutti coloro che ci hanno lavorato hanno messo su un mattoncino di questa grande impresa.

La sfida con Sardegna Uno

I ricordi sono tanti e tanti sarebbero anche gli aneddoti. Ma mentre scrivo ho difficoltà a mettere in ordine i file della mia memoria che si accavallano l’uno all’altro e si sistemano preferibilmente dove c’è stato un sorriso. Non dico che non ci siano stati momenti difficili nel mio trentennale impegno in tv ma, per fortuna, ricordo anche quelli col sorriso. Il momento più brutto fu quando una gran parte dei giornalisti e tecnici, ammaliati dalla sfida della nascita della nuova tv, Sardegna Uno, decise di lasciare l’azienda senza nemmeno preavviso, con l’intento evidente di dare un colpo mortale a Videolina e riceverne il testimone davanti ai telespettatori. 

Io conservai il mio posto per miracolo. Grauso era furente. Non si capacitava di come fosse stato possibile che io e, naturalmente lui stesso, non ci fossimo accorti che era in atto una congiura che sarebbe sfociata nel tradimento finale. Peggio pure per me che coi congiuranti (Michele Rossetti e Sandro Angioni) avevo pure passato le vacanze estive.

Fu un duro colpo ma non arrivò il ko. Anzi. Videolina riprese vigore immediatamente. Ai pochi rimasti fedeli come Andrea Frailis e Flavia Corda si aggiunsero immediatamente nuove leve come Maria Francesca Chiappe, Luigi Almiento, Stefano Salone, Giorgio Porrà e, negli anni, tanti altri che crebbero con noi fino a spiccare il volo verso altri lidi informativi anche nazionali. E il primato di Videolina non fu mai scalfito tanto che Sardegna Uno scelse, pur di non ammettere di non aver sfondato, di non partecipare più all’Auditel dopo i primi, deludenti risultati.

Nonostante quel tradimento e quel che ne seguì fra me e i “congiurati” rimase l’affetto. Serreli e Scano sono stati dei figlioli prodighi e sono tornati a casa. Con gli altri, compreso Sandro Angioni che a Sardegna Uno ha poi sviluppato tutta la sua carriera da Direttore, è stata recuperata l’originaria stima e amicizia.

Spesso mi chiedo come ho potuto sopravvivere tanto tempo sulla poltrona di direttore di Videolina, negli anni sempre più ambita e quindi invidiata da tanti. Al punto che ai miei editori, prima Grauso e poi Zuncheddu, venivano spesso riferite cose, anche diffamatorie, col solo scopo di danneggiarmi e screditarmi ai loro occhi. Ma così va il mondo. Immagino quanto a volte abbiano tentennato e pensato che fosse arrivato il momento di sostituirmi ma, per fortuna, ha sempre prevalso la stima e la fiducia in me fino all’inevitabile addio del 2010 quando mi fu offerta la poltrona di presidente del consiglio di amministrazione e direttore editoriale per far spazio al nuovo capo del Tg, Emanuele Dessì, altro figlio di Videolina e dell’Unione Sarda giustamente in carriera. E poi, dal 2012, un ritorno al giornalismo attivo con la vicedirezione del giornale tenuta fino alla pensione (un po’anticipata) del 2016.

Frailis e Serreli, colleghi impareggiabili

Andrea Frailis

Scorrendo a ritroso le immagini della mia vita lavorativa vedo tanti volti, delle centinaia di persone che ho incontrato o che hanno lavorato con me. Alcuni sono stati speciali. Come per esempio Andrea Frailis, uno che qualunque direttore avrebbe voluto (al pari di Giacomo Serreli) nella sua redazione. Perché erano in grado di andare in onda, qualunque cosa capitasse, e reggere la trasmissione per ore parlando a braccio con ritmo incalzante. Sarebbero stati al top in qualunque giornale o tv nazionali ma hanno fatto la loro carriera, senza i riconoscimenti che avrebbero potuto raccogliere, tutta a Videolina.

Non posso però chiudere questo album dei ricordi senza citare altri colleghi che hanno accompagnato il mio percorso e che hanno contribuito a fare di Videolina una grande televisione, ognuno nel proprio ambito lavorativo.

Giacomo Serreli

Non si offenda chi non potrò citare ma, devo ricordare assolutamente, fra quelli che ho avuto più vicini Angelo Palla, che da fotografo a Tuttoquotidiano e passato alla Tv nel 79 e, come operatore, ha avuto in mano praticamente la prima telecamera nuova comprata per lavorare in esterni, la mitica Hitachi GP5. Ricordo ancora il capannello che si formò per ammirarla mentre, appena consegnata, qualcuno la sfilava dalla sua custodia. Angelo poi è diventato un grande regista, forse quello con più fantasia e senso della notizia col quale abbia lavorato. 

Le partite del Cagliari

E che dire di Michele Soru, passato dalle manutenzioni al ruolo di operatore per poi spiccare il volo verso la direzione tecnica e poi operativa dell’emittente e a quella di coordinatore della Pbm. Michele aveva in dote la prima regia mobile di Videolina, un furgone Fiat che ha svolto per un paio di decenni il suo egregio lavoro. Per molte domeniche, nei primi anni ’80, andavamo insieme allo stadio per girare le partite del Cagliari, rigorosamente con una sola telecamera piazzata al centro della tribuna stampa. All’epoca non esistevano le paytv. I diritti delle partite di serie A erano della Rai che la sera della domenica trasmetteva la sintesi di quella più importante. I gol si vedevano a “Novantesimo minuto” o alla “Domenica sportiva”. Videolina aveva i secondi diritti, cioè la possibilità di trasmettere l’intera telecronaca degli incontri del Cagliari il giorno dopo la partita, quindi il lunedì, perché tutte le gare si svolgevano in contemporanea. Si pagavano anche quei diritti ma con accordi diretti con la società. Per qualche anno toccò a me discutere prezzi e condizioni con i dirigenti del Cagliari. Ho ricordi bellissimi di quegli incontri con il presidente Mariano Delogu e il suo vice Giorgio Di Matteo. Due volpi, che però difendevano i loro interessi con signorilità e rispetto verso l’interlocutore. Mettersi d’accordo non fu mai difficile e, a loro, ho sempre guardato anche con affetto perché anche loro sono stati in qualche modo miei maestri trasmettendomi conoscenze che negli anni successivi mi sono servite quando ho avuto a che fare con gli altri presidenti, Tonino e Ninnino Orrù e Massimo Cellino. Indovinate voi chi mi ha procurato qualche preoccupazione in più. 

Tutti i tecnici di una grande squadra

Nella mia squadra al Tg ho avuto, fra gli altri, tre operatori di ripresa come Alberto Chicca, Maurizio Carboni e Alessandro Nateri. Sono quelli che hanno lavorato di più in esterna e sono, per me, giornalisti come e più di altri. Perché è gente che capiva cosa doveva fare e non aveva bisogno di reporter affianco per portare a casa il giusto risultato. Così come gli operatori di Sassari, Fausto Spano e Franco Ferrandu e il grande Marcello Del Giudice a Olbia.

Spanu e Ferrandu sono poi diventati, nei primi anni ’90, i primi telereporter della Tv. Giornalisti con licenza di riprendere e montare i loro servizi. Una cosa che in certi ambienti non è ancora diventata normale ma che ha cambiato il mondo della televisione.

Nella regia del Tg si sono alternati in parecchi, alcuni ci hanno passato la vita, salvo brevi occasioni di svolgere lavori in trasmissioni o in esterna. Voglio citare Bastiano Deriu, purtroppo recentemente scomparso, un ragazzo che avrebbe meritato maggiore fortuna dall’alto della sua laurea in lettere e della sua cultura. I suoi interessi però non sempre hanno combaciato con il suo lavoro e la regia del Tg è stata a volte la sua gabbia emotiva.

E poi Marcello Masala (il furbacchione), Luisanna Pala(la dottoressa), Paolo Loddo, Stefano Casti, Alessandro Morgante, Francesco Lattuca. Lo studio delle produzioni erano il regno di Salvatore Tiddia e Paolo Santus. Tiddia era il capo e Paolo Santus il suo scudiero. Le scenografie, necessarie e imponenti quando non esistevano ancora gli effetti elettronici, venivano in gran parte costruite da loro in casa e i materiali riciclati fra una trasmissione e l’altra per evitare costosi sprechi. Quelli che ho conosciuto meno, perché sempre in giro per la Sardegna, erano i dipendenti del settore alta frequenza, comandata da Alessandro Fiori, oggi direttore tecnico di Videolina, che ha sempre tenuto accesi, con grande impegno e professionalità, tutti i 50 ripetitori che diffondevano e in parte ancora diffondono il segnale dell’emittente.

L’ufficio del palinsesto

La struttura di Videolina era completata da due settori vitali, gli uffici palinsesto e pubblicità e l’amministrazione. L’ufficio palinsesto ha avuto due capi Antonio Costantino e Sesetto Cogoni che hanno gettato le basi di un lavoro che poi è stato definito nella sua forma migliore da Grazia Pilo, pignoleria sempre attiva, che ha fatto marciare un ufficio composto anche da Ettore Marongiu e Lucia Pala affrontando nell’ultimo periodo problematiche complesse del passaggio a digitale terrestre e la moltiplicazione dei canali da far camminare senza intoppi. Insoma, tutta gente che ha fatto la storia della tv, chi davanti chi dietro il video. Per scelta e per amore. Lo stesso amore per la professione che ci ha portato a passare tutte le nostre giornate in redazione talvolta incuranti di avere anche una famiglia o altri possibili interessi. 

Ci sono stati anni in cui io sapevo più dei problemi dei miei giornalisti e dei miei collaboratori che dei miei familiari più stretti. E un po’ mi dispiace anche se poi nel futuro ho cercato di recuperare grazie alla maturazione che, come uomo, è avvenuta forse un tantino dopo quella professionale».

Copyright©2018 www.CarloFigari.it - Privacy Policy - Cookie Policy