La “guerra dell’amicizia”

Cina e Russia nella gara per gli aiuti all'Italia

Che mondo ritroveremo quando sarà passato lo tsunami della pandemia? Il ricordo del dopo 11 settembre 2001 e di come lentamente si ritornò a viaggiare e a convivere con la paura del terrorismo, secondo gli esperti sbiadisce di fronte allo sconvolgimento planetario che ha sradicato alla base l’economia e la società di ogni Paese. Nessuno escluso, nonostante le differenze nei numeri di contagi e vittime. Per quanto ci riguarda, la pandemia ha posto l’Italia al centro della scena internazionale come mai è accaduto nel passato. Le ragioni di questa inedita situazione si possono riassumere in almeno tre punti essenziali su cui soffermare l’attenzione. 

Primo: l’entità del contagio ed i suoi impatti economici e sociali inquadrano l’Italia al terzo posto nella non invidiabile statistica Covid-19 pubblicata ogni giorno dai giornali. Secondo: la polarizzazione del dibattito pubblico intorno alle misure di lockdown e shutdown industriale e commerciale. Infine, le conseguenze dei rapporti internazionali tra l’Italia e i partner tradizionali da una parte (Usa e Ue) e dall’altra i Paesi che hanno dato un aiuto di uomini e mezzi, con in prima fila Cina e Russia. 

Xi Ji-Ping e Putin

Quest’ultimo aspetto propone interessanti analisi sulla “guerra dell’amicizia” messa in atto dalle due superpotenze che usano i media come armi di influenza dell’opinione pubblica e della politica. Il sistema mediatico è diventato qui il campo di battaglia nel quale disinformazione e informazione ufficiale si confrontano.

Intanto Cina e Russia hanno subito approfittato della politica “First America” di Trump e delle posizioni contrastanti all’interno dell’Ue, culminate con l’imperdonabile gaffe sullo spread della presidente della Bce Christine Lagarde e con l’altra infelice battuta del premier Mark Rutte («non daremo soldi all’Italia») che ha catapultato gli olandesi all’ultimo gradino di un’ideale classifica della simpatia. Proprio loro, protettori dei grandi evasori fiscali, sempre disposti a prendere molto di più di quanto danno alle casse comunitarie. 

In questo spazio si sino buttati a capofitto i due player globali che già hanno antichi e consolidati rapporti con Roma, pur non appartenendo al blocco euro-atlantico e pur avendo un buon numero di posizioni conflittuali su vari dossier aperti con la Ue e la Nato. La Cina, che punta sugli investimenti per la cosiddetta “via della Seta” e per il 5G, si è mossa rapidamente fornendo all’Italia mascherine e attrezzature mediche, oltre ad inviare un team di specialisti reduci dall’emergenza nel cuore del focolaio di Wuhan. Un bel gesto di solidarietà, ma anche funzionale a rilanciare un’immagine internazionale sotto attacco (soprattutto statunitense) per via delle presunte responsabilità legate alla gestione della fase iniziale dell’epidemia. Accuse rilanciate in questi giorni da Trump e dal segretario di Stato Mike Pompeo riguardo alla nascita e fuga del virus da un laboratorio di Wuhan. Pechino, dunque, ha il massimo interesse per trovare appoggio diplomatico contro l’offensiva di Washington, operando affinché il mondo superi la pandemia nel minor tempo possibile e riparta la macchina produttiva e commerciale globale. Un’aspirazione condivisa e corrisposta da Roma che ha nella crescente classe media cinese un cliente privilegiato per le sue eccellenze di export. 

Anche Mosca ha bisogno di un importante intervento di chirurgia estetica internazionale per far dimenticare l’annessione della Crimea e la guerra in Donbass, la conduzione della guerra in Siria, il Russiagate e le altre operazioni di ingerenza elettorale contro Europa e Stati Uniti. Inoltre, il Cremlino necessita del supporto di partner europei nello spinoso confronto sulle sanzioni, nella speranza di ottenere un alleviamento o una loro cancellazione. 

Ecco perché Cina e Russia hanno fatto gara di generosità con gli amici italiani, pronte a colmare il vuoto lasciato dagli Usa per dare una risposta globale alla crisi. Resta da chiedersi quale ruolo saprà svolgere Bruxelles, senza più la Gran Bretagna e le spaccature sempre più forti all’interno dell’Unione. 

Il link dell’articolo nel sito de L’Unionesarda.itil blog di Figari

Fonti:

L’Unione Sarda, 09.05.2020

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